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HOUSE OF THE DEAD
di Uwe Boll

Un rave-party su un’isola sperduta nell’oceano. Un gruppo di giovani che giunti li’ trovano solo desolazione e silenzio al posto di musica e sballo. Una torma di morti viventi che li assale e li decima. Misteriosi esperimenti che si svolgono in una cupa mansione al centro dell’isola…Questo è quanto ci offre l’esile trama di “House of the Dead”, film tratto dall’omonimo videogame della Sega e nato ( c’è bisogno di dirlo?) sulla scia del successo cinematografico di “Resident Evil”. Se si esclude la dose di gore, qualche simpatica citazione (gli zombies acquatici rimandano direttamente a “Zombi 2” di Fulci) ed una mega-sparatoria con abbondanza di bullet-time, la pellicola in questione risulta solo un’operazione commerciale frettolosa ed approssimativa. Il teutone Uwe Boll, autore agli albori del morboso “Amoklauf”, si dimentica delle sue origini ferocemente indipendenti per assecondare i gusti dei teenagers americani. La steadycam abbonda, ma tecnica ed idee latitano paurosamente assistite da una sceneggiatura delirante. Nella confusione generale c’è qualche momento autoironico azzeccato come l’idea di inserire situazioni prettamente da videogame per rendere più surreale la vicenda (i vari personaggi che ottengono un “upgrade” quando eliminano gli zombies, oppure lo scontro con il “boss” di fine livello). Ma il film ha il fiato corto e non c’è un briciolo di tensione. Resta da dire che il regista Uwe Boll sta attualmente realizzando altri due film, “Alone in the dark” e “Bloodrayne”, tratti anch’essi da celebri videogames per console. Mah…

VOTO: 4

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