LA STORIA DEL CINEMA HORROR ITALIANO





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I critici di cinema hanno sempre affermato che l'horror e l'Italia sono due rette parallele. Opposti l'uno all'altro ed incompatibili. Sarà forse per il contrasto fra il buio e la nebbia del regno dell'orrore con il nostro clima solare, tipicamente mediterraneo? Penso di si, anzi di sicuro è questo il fulcro del problema. Bhè..posso riconoscere con facilità che i produttori di cinema nostrano ed il pubblico italiano non apprezzino particolarmente il "genere", ma di sicuro non affermerò mai che nel nostro paese non siano nati dei gioielli horror invidiati ed imitati in tutto il mondo.Escludendo il pionieristico "Frankenstein" di Eugenio Albertini ed il melodramma gotico "Malombra"(1942) diretto da Mario Soldati, si può affermare con certezza che l'orrore nasce nel 1957 con il film "I vampiri" di Riccardo Freda ed è subito "flop" economico. Freda, coadiuvato dal grande Mario Bava alla fotografia, tenta di creare un film gotico che narri le gesta della tremenda contessa Bathory. Il risultato è un film coraggioso per l'epoca con delle atmosfere efficaci ma che purtroppo non colpisce le platee italiane e viene snobbato (incassò appena 75 milioni di lire!!!). Per trovare altri esempi horror italici bisogna aspettare addirittura il 1960, anno in cui vengono sfornate ben 5 pellicole fra le quali la migliore è "La maschera del demonio" di Mario Bava che fu un grosso successo commerciale specialmente negli States (si dice che il regista Micheal Cimino abbia imperniato la sua tesi di laurea sul film di Bava ottenendo riscontri positivi all'accademia del cinema americano). Nonostante queste prove però il "nostro" horror stenta a decollare e cosi' il genio commerciale di Riccardo Freda s'inventa una soluzione da volpe. Il suo film, uscito nel 1962, dal titolo "Caltiki, il mostro immortale" (che pare però sia stato diretto più da Mario Bava che dallo stesso Freda) presenta alla regia un nome anglofilo ovvero Robert Hampton. Ma nello stesso cast del film non appare un solo nome italiano benchè il film fosse italico a tutti gli effetti! Uno specchietto per allodole insomma..Freda pensò (e gli incassi gli diedero ragione) che usando nomi inglesi avrebbe attratto maggiormente il pubblico italiano affamato di film statunitensi. Nacque cosi' la moda anglofila di dare nomi starnieri a registi e case di produzioni nostrane spacciandole per straniere. Cosi' un cognome come Fumagalli divenne "Smokecocks" (!?!) oppure Antonio Margheriti si mutò in Anthony Dawson e Luigi Cozzi fù Lewis Coates!!!

Ritornando all'annata '60, si può affermare che fu il periodo dell'orrore neo-gotico-barocco con film che tendevano a seguire la scia avviata dalla casa di produzione inglese della Hammer. Aldilà di pellicole quali "Amanti d'oltretomba", "Il boia scarlatto" e "La cripta e l'incubo" ci sono anche esempi di cinema che ha comunque una propria spiccata personalità. Un esempio lampante è il film di Freda intitolato "L'orribile segreto del dottor Hichcock" che fonde atmosfere gotiche con una tematica assai scabrosa e mai affrontata dal cinema prima di allora : la necrofilia. Il regista si pone come analizzatore di peccati e vizi umani usando il film come specchio della morale e ponendosi di fronte ai personaggi della storia come un giudice del bene e del male. Eppure nonostante tutto il regista che più ha dato ,per innovazione e genio, al genere horror italico è e rimane sempre Mario Bava. Abilissimo direttore della fotografia e astuto regista il nostro ha creato capolavori che nell'arco dei '60-'70 hanno fatto la storia del genere. L'horror italiano è figlio di Bava che con i suoi film ha aperto molte strade, tutte inesplorate fino ad allora. I suoi "Terrore dallo spazio profondo" (di cui sarà sempre estremo debitore "Alien" di Ridley Scott), "La frusta e il corpo", "Operazione Paura" (da cui lo stesso Fellini prese in "prestito" l'idea della bimba eterea con la palla in mano nel suo "Toby Damnit") e "Lisa e il diavolo" sono pezzi di storia eppur ancora opere avvincenti ed attuali. Con sapienti giochi cromatici, picchi di tensione e stili di ripresa questi film s'incastonano nel pantheon dei sacri horror. Ci si potrebbe dilungare nel parlare di Bava per chilometri di parole e fiumi d'elogi ma ora, per dovere di sintesi, passiamo all'horror che negli anni '70 proliferò in Italia grazie ad un altro maestro del genere ovvero: Dario Argento. Con l'uscita del suo primo film "L'uccello dalle piume di cristallo" nel 1969 riesce a spiazzare ed entusiasmare pubblico e critica. Un grande talento visivo ed una solida tecnica forgiata nella scuola di Sergio Leone ed attinta anche (ma Argento non lo ha mai ammesso) dallo stile di Mario Bava (basta confrontare il succitato film di Argento con "Sei donne per l'assassino" e le somiglianze saltano subito all'occhio!). Uno stile che lo porterà a stravolgere i canoni narrativi dell'horror di quei tempi e che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Il suo "Profondo rosso" del 1975 è la perfetta fusione fra giallo-thriller-horror che ottenne risultati eccelsi al botteghino e che lo ha reso regista culto nel mondo. Non solo..Argento avvierà un nuovo filone cinematografico, ovvero il thriller all'italiana ed i suoi film avranno tantissimi epigoni. Curiosa è la piega che questi "ripoff" hanno preso nella prima metà dei '70. Tutti questi film portavano un titolo che citava in qualche modo un animale ("Una lucertola con la pelle di donna","La coda dello scorpione","Il gatto dagli occhi di giada","Gatti rossi in un labirinto di vetro" ecc…) per imitare lo stile argentiano delle prime pellicole ("L'uccello dalle piume di cristallo","Il gatto a nove code","Quattro mosche di velluto grigio"). Cosi' le nostre sale cinematografiche diventano letteralmente succursali "zoofile" per riuscire ad accaparrarsi il successo commerciale. Va tenuta in considerazione anche la comparsa di un film dal titolo "La casa dalle finestre che ridono" di Pupi Avati che ha un suo stile personale e che fronteggia assai bene Argento. Un thriller molto oscuro ed inquietante girato nella pianura padana che scava nell'omertà e nel terrore che anche quelle terre assolate d'estate possono provocare. Insomma gli anni '70 fecero assai bene all'horror italico portando una ventata d'innovazione ed un aumento incredibile di produzioni sul mercato cinematografico. Ma il grosso dell'orrore deve ancora arrivare…deve ancora esplodere. Nel decennio che va dal 1980 al 1990 assistiamo alla più grande produzione horror che il nostro paese abbia mai conosciuto. Oramai tutti i registi hanno assunto nomi inglesi ppoichéil bisogno di trascinare pubblico nelle sale cinematografiche si è fatto assolutamente impellente. Inoltre la maggior parte dei registi horror (fatta eccezione di pochi isolati casi totalmente dediti al genere) provengono da generi ben diversi quali la commedia,lo spaghetti western (defunto agli inizi degli '80) o l'erotico. Tutti si gettano nella mischia (visto il boom dell'horror negli anni '80) nel tentativo di incassare disperatamente. Incomincia lo sfrenato ripoff (imitazione) ai modelli di successo commerciale americano. Cosi' dallo "Squalo" di Steven Spelberg nasce "L'ultimo squalo" di Enzo Castellari, da "Nightmare" di Craven nasce "Night killer" di Clyde anderson (Claudio Fragasso), da "Zombi" di Romero si passa a "Zombi 2 (zombi flesh eaters)" di Lucio Fulci e via dicendo… Il bello è che spesso e volentieri questi b-movie italiani tendono ad incassare di più dei loro modelli di riferimento. Basta pensare a due casi e la situazione subito si fa chiara. "L'ultimo squalo" di Castellari incassò più del film di Spielberg, specialmente in Sud-America e in Asia e fù al centro di una causa che la società del regista americano mosse a quella italiana. Castellari & soci furono accusati di plagio a livello sceneggiativo (come dargli torto? Le sceneggiature sono praticamnete identiche!) e bandito dalla distribuzione nei cinema degli Stati Uniti d'America. Nonostante questo divieto il film fece un sacco di soldi lo stesso. Stessa storia con la pellicola zombesca di Fulci (che tra l'altro ebbe anche un acceso diverbio con Dario argento che era il rpoduttore del film "Zombi" di Romero), ma nonostante ciò anche "Zombi 2" andò benissimo! Perchè tutto questo succeso dunque? Non si tratta solo di volgari imitazioni? Non sono solo poveri b-movies? No..non credo proprio. Sarebbe facile catalogarli cosi' e gettarli nel dimenticatoio, ma la verità è un'altra. Il fascino della pellicola italiana sta nella capacità di saper creare (con mezzi assai ridotti,imparagonabili con i mega-budget americani) films che hanno una loro personalità spiccata, un loro stile che (apprezzato o meno) è riconosciuto in tutto il mondo. Fulci e Bava sono stai assurti a registi-leggenda in america e tutto questo perché sono stati in grado di proporre il loro talento visionario al servizio di pellicole che in mano ad altri non avrebbero mai avuto storia. Il coraggio nel mettere in atto idee folli, bislacche, idee che Hollywood snobba da sempre e nei confronti delle quali storce il nasino nauseata. La violenza che contrasta enormemente con il nostro clima solare (questo per ribadire l'ignoranza di critici prevenuti), una violenza dalal graficità spaventosamente realistica. Sangue che scorre a vagoni è quello che il pubblico giovane voleva nei film? E l'Italia li ha letteralmente sommersi! Violenza che esorcizza la violenza, morte che libera dall'angoscia quotidiana e dalla rabbia accumulata..che puo' far sorridere anche. Negli anni '80 emergono anche altri talenti quali ad esempio quello di un celebre figlio d'arte ovvero Lamberto Bava.Dopo una serie di "ripoff" di non eccelso valore eccolo sfornare un capolavoro dell'horror di quegli anni: "Demoni". Con gli eccelenti effetti di Stivaletti ed una colonna sonora Heavy Metal il film sfonda ed incassa un sacco di soldi tanto da spingere il regista a girare un sequel (di modesta fattura) l'anno seguente. "Demoni" avra' un grande successo anche in America dove addirittura sarà imitato (ma non eravamo noi i copioni???) in una serie di film quali ad esempio: "La notte dei Demoni" di Kevin S.Tenney , "The Club" ed "Il cavaliere del male". Anche il giovane Michele Soavi si farà notare con i suoi due "gioiellini" "Deliria" e "La chiesa" (quest'ultimo prodotto da Dario argento). Ripensando al discorso che precedentemente ho fatto al riguardo della nostra spiccata tendenza ad imitare gli americani..mh..bhè mi sento in dovere di fare almeno un paio di precisazioni. Prima considerazione: Jason ed il serial Venerdi 13 sono diventati veri e propri "idols" dei teen-agers anni '80. Ma il regista Sean S.Cunningham non ha inventato nulla riprendendo di sana pianta invece il film "Reazione a catena (Bay of blood)" del nostro carissimo Mario Bava. I giovani sulla baita in riva al lago,gli omicidi in serie,la coppia impalata con l'arpione mentre fa sesso ecc..tutte cose che accadono in entrambe le pellicole con una piccola ma sostanziale differenze e cioè che Bava ha fatto tutto ciò nel 1971, quindi circa nove anni prima. Traete da soli le conclusioni… Seconda considerazione: ecco a voi un altro mito dell'horror anni '80 e cioè Freddy Krueger, il folle mostro del serial "Nightmare" ideato da Wes Craven. Si..bravo Craven, bravissimo ma non per fare il guastafeste avrei un piccolo appunto da fare. Nel film "Gli orrori del castello di Norimberga (Baron Blood)" sempre del nostro mitico Mario Bava c'è uno spettrale barone che torna dal regno dei morti per torturare ed uccidere di nuovo. Nulla di nuovo direte voi..aspettate..il barone defunto torna per vendetta poiché fu arso vivo dai paesani furiosi ed una volta risorto ha un aspetto assai familiare: volto ustionato,cappellaccio nero bruciacchiato,lame tenute in mano come fossero estensioni della stessa..mh…vi giuro assai simile al nostro simpatico Freddy. Mah..chissà… Comunque ,per concludere, una considerazione va fatta anche sui filoni di cui l'Italia fu genitrice. Il cosiddetto cannibal-movie inventato da Lenzi con il suo "Il paese del sesso selvaggio" e poi ribadito da Deodato con "Ultimo mondo cannibale" e "Cannibal Holocaust" E che durante i primi '80 diede origine ad altre pellicole alcune italiane ed altre spagnole,americane,filippine ed una addirittura vietnamita ("Cannibal Mercenaries"). Un filone assai truculento e con splendidi paesaggi esotici (che le altre produzioni estere non seppero ripetere girando spesso su artefatti set oppure in posti piu' accessibili ma meno pittoreschi) che indubbiamente schoccò le platee mondiali. Sempre restando in tema di violenza,budella,sangue e chi più ne ha più ne metta mi sembra doveroso citare quel geniaccio di Joe D'amato che ci ha regalato perle splatter quali "Antropophagous" e "Buio Omega". Qui si oltrepassano i limiti estremi del gore e si recepisce appieno il messaggio tramandato da Herschell Gordon Lewis! Gli italiani furono i fautori del genere mondo-movie, ovvero una serie di documentari shock che venivano girati nelle parti più recondite e selvagge del pianeta e che non lesinavano in scene assai truculente e gratuite. Infine una menzione va fatta anche per il cinema horror più povero in assoluto. Quello che viene definito di "serie-z" ,i cui "maestri" sono stai Sergio Bergonzelli con il suo "Delirio di sangue"(un orrore di film!), Andera Bianchi con "Zombi Horror"(spaltterissimo e dementissimo!) e con "Massacre"(un po' meno splatter ma anche un po' più demente!), Bruno Mattei con "Virus - L'inferno dei morti viventi" (semi-amatoriale e truculentissimo!!) ed il grande Marco Tullio Andolfi con il suo "Talisman - la croce delle sette pietre"(non ho parole…assurdo..).Un tipo di cinema disprezzato dalla critica ed ormai scomparso (come l'horror di serie-b italico in genere) ma che manca terribilmente a tutti gli appassionati. Il futuro dell'horror italiano è incerto,le produzioni, dopo un calo spaventoso all'inizio dei '90, sembrano ora riprendere piede soprattutto nel mercato degli amatoriali e dei prodotti in digitale. Ma è ancora poco..troppo poco per una nazione che ha dato tantissimo al genere e che ha sempre trovato idee e risorse anche dove era impossibile scovarle. Con un Dario Argento in crisi,un Michele Soavi e Lamberto Bava passati alla fiction televisiva (sigh!) e con uno Stivaletti ancora alle prime armi alla regia ci si chiede chi porterà avanti il nome dell'orrore in Italia. Quest'anno (2000/2001) c'è stato qualche caso isolato come ad esempio "Almost Blue" di Alex Infascelli che fa ben sperare ed inoltre un paio di film in cantiere stanno per uscire sul mercato ( "Lucifero" di Lamberto Forni e "Lupo Mannaro" tratto dall'autore del libro di "Almost Blue"), ma ci vuole comunque un maggior impegno nei confronti dell'horror da parti di giovani leve d'autori e soprattutto gli stessi produttori che non si fanno problemi a finanziare i vari "Body Guards","Tifosi" ecc.. dovrebbero prestare orecchio a chi invoca a gran voce altri nuovi orrori italiani. Speriamo bene e preghiamo.

 

ALEX VISANI