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TERRORE SULL'ISOLA DELL'AMORE
(BRIDES OF BLOOD - BRIDES OF BLOOD ISLAND - TERROR ON BLOOD ISLAND)
di Gerardo De Leon & Eddie Romero

Girato da una delle coppie di registi più weirdo del mondo  ovvero Gerardo de Leon  e Eddie Romero , entrambi specialisti nell'accostamento mostri sanguinosi & belle fanciulle ignude, questo “Brides of blood” (1968) ci porta nei territori pruriginosi dell'exotic horror, negli splendidi scenari di un'isola nelle vicinanze di Bikini, dove fu provata la prima bomba atomica. In effetti la squadra di ricercatori capitanata dal dottor Henderson ( Kent Taylor ) e la vogliosa e prosperosa moglie Carla ( Beverly Powers ) ne trova di tutti i colori: scarafaggi preistorici, farfalle aggressive, granchi giganti e alberi con rami prensili che si agitano come serpenti nella foresta. Ma il clou della vicenda è l'orrendo mostro che fa a pezzi le giovani del villaggio, portate in dono alla creatura dagli indigeni terrorizzati. Dulcis in fundo  la squadra di occidentali incontra anche un avventuriero spagnolo  Esteban ( Mario Montenegro ) che vive isolato in una villa nella foresta pieno di servi nani. In tutto questo il giovane Jim ( John Ashley ) salva dal sacrificio la bella Alma ( Eva Darren ) figlia del capovillaggio ed entrambi si rifugiano da Esteban, Carla intanto esasperata dalla freddezza del marito esce di notte a caccia di un maschio vero mentre noi ci godiamo le sue forme prosperose che litigano con gli alberi viventi. Il mostro è fatto di gommapiuma ed alla fine la sua trasformazione graduale è un tripudio di peli e bubbe appiccicate al corpo del malcapitato. Detto questo l'idea deve aver colpito anche il nostro Joe D'Amato   il quale dodici anni dopo realizza sulla falsariga “Porno Holocaust” , anch'esso incentrato su un isola esotica ma con contenuti sessuali mooolto più espliciti. Questo film ovviamente risente della castità di quegli anni anche se i due director si spingono molto avanti nel mostrare quanta più carnazza possibile. In termini di splatter la fanno da padrone un pò di membra squartate, ma spesso inquadrate da troppo lontano per offrire qualcosa di più all'immaginazione. La fotografia è ottima ma i contenuti a tratti ristagnano sui vecchi clichè con il bianco figo ed eroico mentre il povero indigeno è stupido, anche se ha il cuore d'oro. In defintiva un prodotto che si esprime nel weirdo più totale, ma valevole per una serata dedicata ai tempi andati, in cui ci si stupisce ancora di quanta immondizia veniva girata e distribuita nel mondo (in questo caso la coproduzione è americanofilippina).

VOTO ESTETICO : 6 VOTO TRASH : 8

RECENSIONE DI

ALBERTO GENOVESE