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SATAN CLAUS
di Massimiliano "Max" Cerchi

Massimiliano Cerchi è un regista italiano, trapiantato negli Stati Uniti, dalla storia quantomeno singolare. Come svelato dalla rivista Nocturno (numero di gennaio 2010), Cerchi ha saccheggiato la filmografia di Alvaro Passeri (“Plankton”, “Volo per l'inferno”) attribuendosi illegittimamente la paternità dei suoi film e generando una gran confusione fra gli appassionati di horror e nei siti specializzati in cinema. In realtà Cerchi, nella sua carriera artistica, ha prodotto e diretto (sotto l'egidia della sua indipendentissima casa di produzione Rounds Entarteinement) una manciata di lungometraggi a budget zero, realizzati direttamente in video e venduti in vhs per corrispondenza. “Satan Claus” è il suo esordio e, seppur io non abbia prove inconfutabili, si può dire che è frutto di una storia “presa a prestito” da un fumetto nostrano, poco noto e dalla breve vita editoriale, chiamamto “Black Jack”. Cosiddetto “bonelloide” (in quanto concepito per cavalacare l'onda del successo del Dylan Dog, edito appunto da Bonelli), il sopraccitato fumetto pubblicò una storia, intitolata “Tanti auguri da Babbo Natale!” praticamente identica a quella narrata da Cerchi, con tanto di medesimi personaggi, medesima sequenza di eventi e medesimi omicidi. Ah, dimenticavo, il fumetto è apparso in edicola nel 1990 mentre “Satan Claus” è datato 1996, quindi legittimi i miei dubbi sull'origine del film… ma passiamo alla trama. Siamo nel periodo natalizio ed un folle, vestito da Babbo Natale, semina morte e preleva arti, amputati con un'ascia, dalle sue vittime per addobbare il proprio albero di natale. Un giovane attore disoccupato, la di lui levatrice di colore (dotata di poteri psichici e dotata di capacità attoriale degne di una recita scolastica) e la polizia cercano di risolvere il mistero. In quasi totale assenza di mezzi e supportato da attori che recitano in maniera raccapricciante, Cerchi opta per l'ambientazione notturna, per creare un minimo di atmosfera. Il risultato è la tenebra quasi assoluta, vista la carenza di fari per illuminare le scene (gli esterni “vivono” di luce naturale, ovvero lampioni stradali), che viene resa ancor più caotica da un audio in presa diretta stracolmo di rumori di sottofondo, fruscii e suoni inspiegabili (temo di aver udito, a tratti, anche il fatidico “click” dello zoom della videocamera, utilizzata per le riprese). Eppure c'è da dire che Cerchi ci prova a costruire un film dignitoso e almeno taglia sui tempi, vista la durata di 60 minuti scarsi, ma purtroppo l'operazione non risulta felice e gli scivoloni nel trash involontario sono frequentissimi. Se preso come film amatoriale (e lo è, a tutti gli effetti) ha una su dignità ma se lo si sbandiera come produzione professionale…beh, allora la cosa si fa preoccupante…

VOTO ESTETICO: 3 VOTO TRASH: 8,5