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NELLA TERRA DEI CANNIBALI
(LAND OF DEATH)

di Bruno Mattei

Alcuni militari, dopo avere contattato un'esperta guida, si addentrano nella giungla per cercare eventuali superstiti di una precedente sfortunata spedizione; e non è difficile, visto il titolo, immaginare le scoperte che faranno... L' assurda lievitazione dei costi delle produzioni in pellicola aveva portato in Italia, in mezzo a tanti inconvenienti, anche alcuni vantaggi: non ultimo, la quasi immediata scomparsa dall'asfittico panorama cinematografico nazionale di elementi come Bruno Mattei, artigiano dai mille pseudonimi e dalle dubbie qualità, avvezzo a sprecare migliaia di metri di preziosa celluloide per ricalcare senza apparente tornaconto decine di altri film di successo. Ultimamente, però, l'avvento di tecnologie digitali relativamente a buon mercato lo hanno portato di nuovo prepotentemente alla ribalta grazie ad una serie di prodotti realizzati direttamente per il mercato dei Dvd, tra cui un thrilling che ha circolato con una valanga di titoli (“Snuff movie”, “Snuff killer”, “Snuff trap” ed altri ancora) ed un paio di “cannibal-movies” girati nelle Filippine. Così, dopo avere saccheggiato “Zombi” con “Virus: l' inferno dei morti viventi”, “Robocop” e “Predator” con “Robowar”, “Terminator” e “Aliens” con “Terminator 2: shocking dark”, Mattei approfitta ora di questo “Land of death” per inserire in un plot che ricorda vagamente “Mangiati vivi!” e “Jungle Killers” numerosi momenti di “Cannibal Holocaust” appositamente rifatti. A dispetto di evidenti lacune negli effetti speciali (realizzati per l' ennesima volta dal fido Giuseppe Ferranti), il tasso di truculenza aspira ad essere persino superiore a quello del film di Deodato: la violenza è quasi sempre gratuita ed inutilmente compiaciuta, come testimonia la celebre sequenza della donna seviziata sulla sponda del fiume, la cui vagina viene qui addirittura divelta e divorata. Nonostante tutto, però, l' insieme risulta più puerile di “Cannibal ferox”, assai più caricaturale di “La montagna del dio cannibale” e piatto per lo meno quanto “Primitiv”, altro prodotto proveniente, guarda caso, dalle Filippine. Incurante delle dure polemiche che hanno da sempre accompagnato “Cannibal holocaust” (anche di recente, in occasione della riedizione in Dvd a cura della Alan Young Pictures), Mattei non risparmia inoltre l' autentica uccisione di un maialino selvatico; e dulcis in fundo, immaginando evidentemente che un po' di sana cinfelia non guasta mai, battezza alcuni personaggi con nomi evocativi (Romero, Cameron e Krugher), ma arriva tardi ancora una volta: Fred Dekker, con “Dimensione terrore”, ebbe infatti la stessa pensata moltissimo tempo prima.

VOTO ESTETICO: 0 VOTO TRASH: 8

RECENSIONE DI

FLAVIO GIOLITTI