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LA TANA DEL SERPENTE BIANCO
(THE LAIR OF THE WHITE WORM)
di Ken Russel

Un Hugh Grant non ancora libraio di Notting Hill e primo ministro inglese è qui il discendente di un antico cacciatore di draghi, che si trova alle prese con una vampiressa ninfomane vogliosa di vergini e devota a un serpentone di migliaia di anni. Da un romanzo di Bram Stoker quel vecchio mandrillo di Ken Russel (sì, proprio lui!) tira fuori un pastrocchio tale che quasi non ci si crede; i capolavori d’inettitudine, lo sanno tutti, sono ancora più rari di quelli di bravura: teniamoci ben stretta questa roba, quindi, perché chissà quando ne rivedremo di simile. Più che un film dello stesso autore di “Tommy” e di “Stati di Allucinazione”, questo sembra un progettino messo su in un paio di fine settimana da una manciata di fancazzisti fuoricorso del DAMS, completamente rimbecilliti dalle visioni ripetute di un Rollin o di un DeCoteau: recitazione da teatrino parrocchiale (probabilmente Grant piuttosto che ricordarvi questo film preferirebbe raccontare tutti i particolari del suo arresto insieme alla prostituta Divine), fondali dipinti, serpentoni di cartone, incredibili scene scult e noia ai massimi livelli (occhio però alla canzoncina simil-folk! E’ stupidissima, ma è l’unica cosa gradevole ad entrarti in testa). Insomma, così trasho da spanciarsi dalle risate.
Orribile.
Capolavoro.
Grazie, Ken!
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VOTO ESTETICO: 2 VOTO TRASH: 10

RECENSIONE DI

GIACOMO CALZONI