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THE GINGERDEAD MAN
di Charles Band

Il “Gingerbread Man” è un dolce, fatto solitamente di pan di zenzero, che gli americani amano realizzare in svariate forme, fra le quali la più celebre è quella di un simpatico omino sorridente. In questo film, il simpatico omino sorridente è posseduto dallo spirito vendicativo di uno psychokiller . La recensione, oggettivamente, potrebbe finire qui vista la pochezza della qui presente pellicola ma mi dilungherò ancora un po', giusto per i più curiosi. La storia, rimpasto di “Bambola Assassina” ed infiniti epigoni, vede il solito pazzoide compiere una strage in una tavola calda e venir catturato poi dalla polizia, con seguente condanna (ed esecuzione, of course ) alla sedia elettrica. L'unica sopravvissuta al carnaio , vive traumatizzata e lavora come fornaia in una piccola pasticceria. Un giorno le viene recapitato un misterioso pacco, contenente quello che sembra lievito per dolci. In realtà, suppongo, si tratti delle ceneri del defunto serial-killer che, una volta impastate per creare il “gingerbread man” daranno il via ad una serie di disastri. L'omino-biscotto infatti si animerà, dotato delle peggiori intenzioni nei confronti di tutti. Che Charles Band, con la sua Fullmoon, produca ormai a ruota libera qualsiasi film che tratti di pupazzi, omuncoli o giocattoli assassini è cosa risaputa. In questo caso, dirige anche questa modestissima pellicola del 2005 che soffre di sceneggiatura e messinscena poveristiche, interpretazioni orribili e persino effetti speciali debolissimi. Non basta vedere l'omino di pan di zenzero, a cui presta la voce Gary Busey (che compare, oltretutto, ad inizio film per un tempo men che subliminale), andarsene a zonzo ruttando, facendo smorfie e (di rado) accoltellando qualcuno per divertire il pubblico. Seppur Band sappia come portare a casa un prodotto finito, spendendo due baiocchi e girando il minimo indispensabile, di certo il risultato finale è deprimente e richiede un tasso di tolleranza alle stupidaggini, da parte dello spettatore, a tratti insostenibile. Seppur l'idea di base abbia potenzialità trash notevolissime, il risultato finale è poca cosa ed incredibilmente, oltre che un sequel del 2007 “Gingerdead Man 2 : Passion of the Crust”, pare sia in arrivo per il 2011 pure un terzo capitolo, realizzato in 3D. Al peggio non c'è mai fine.

VOTO ESTETICO: 4,5 VOTO TRASH: 7