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Scatenata produzione
indipendente che fonde fantascienza, splatter e demenzialità
in un calderone totalmente trash. Il mondo ha subito
una tremenda invasione da parte di alieni carnivori
e bevitori di sangue. Il governo degli USA ha provveduto,
come atto estremo, a lanciare una bomba atomica per
distruggere i mostri. Ma pare che gli alienozzi siano
sopravvissuti e siano intenzionati più che mai a sgranocchiarsi
l'umanità intera. Il destino vuole però che un agente
speciale dell'esercito americano sia rimasta illesa
dopo lo scoppio della bomba e cosi' il governo provvede
a tramutarla in un androide volto allo sterminio dei
mostri spaziali. "Golden Slayer" (questo è il nome del
cyborg-donna) scatenerà una lotta senza quartiere con
gli alieni, coadiuvata da un teenager sballato ed estremamente
logorroico. Sequel del precedente "Flesheaters from
outer space" (che in alcune versioni è stato editato
come "A taste for flesh & blood" e che è uscito, per
problemi di distribuzione, due anni dopo il suo seguito)
sempre diretto da Disbrow che non lesina in violenza
e demenzialità gratuita. La povertà di mezzi in cui
il film è stato girato è allucinante ma c'è da dire
che il regista non se la cava male e soprattutto evita
di prendersi sul serio usando l'ironia e la citazione
come arma vincente. Deliranti i pupazzoni alieni che
sono semplicemente delle goffe tute gommose indossate
dai malcapitati attori e simpatico l'androide "Golden
Slayer" che ricorda molto i vari Ultraman o Megaloman
giapponesi. Disbrow inoltre non cela affatto una sua
visione totalmente pessimistica sulla categoria degli
scienziati che vengono dipinti come sadici, cinici e
privi di qualsiasi scrupolo. Divertente la performance
di Warren Disbrow senior (che probabilmente ha vinto
il premio "sosia dell'anno" vista la sua pazzesca somiglianza
fisica con Rod Steiger) , padre dello stesso regista,
che interpreta il ruolo del mad doctor ultra crudele.
This is trash !!!
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