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WITCHCRAFT IX : Bitter Flesh
di Michael Paul Girard

Nono capitolo della saga, con un budget che diventa sempre più striminzito di episodio in episodio, che prova a ricollegare i diversi accadimenti dei precedenti film e che riporta in vita il personaggio di William Spanner. Sorta di ripoff di “Ghost” (si avete capito bene, esattamente quello con Swayze e la Moore) mescolato con minimi elementi horror e il solito sesso a buon mercato, “Witchcraft IX” è un filmino girato con i piedi che segna l'inizio di un progressivo declino verso l'amatoriale, nella confezione dell'intera saga. L'avvocato/stregone Will Spanner, dopo essere stato ucciso in “Witchcraft VII” da un demone-vampiro, si trova intrappolato in un limbo etereo come un fantasma. Nessuno lo vede o sente fatta eccezione per una sexy prostituta con cui riesce a stabilire un contatto. Mentre i due se la intendono un serial-killer, con il pallino per i sacrifici alle divinità egizie, semina morte. Ovviamente lo scontro con Will e la sua amica sarà risolutivo. Michael Paul Girard è l'unico regista ad avere avuto “l'onore” di dirigere due capitoli della saga. Purtroppo, aldilà del suo impegno nel tentare di connettere e dare consequenzialità agli eventi dei suoi due episodi, dirige in modo rozzissimo la vicenda che si affossa nel non-ritmo ammorbando lo spettatore con l'inserimento di tante passeggiate dei personaggi (riprese in lungo e in largo, per fare evidentemente metraggio) e che vanta valori tecnici decisamente bassi. Fotografia e montaggio penosi, effetti speciali nulli, per non parlare ovviamente della deprimente recitazione. Erotismo ripetitivo, location povere e limitate a 3 o 4 interni, aspetto horror ai minimi storici e TANTA noia. Ma si cadrà ancora più in basso, con il decimo capitolo del 1998 : “Witchcraft X : Mistress of the Craft”.

VOTO: 3,5

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