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WHITE LIGHTNIN'
di Dominic Murphy

La sregolata e difficile vita di Jesco White, talentuoso ballerino dei monti appalachi, è stata oggetto di documentari e produzioni televisive. “White Lightnin'” è la trasposizione cinematografica delle gesta di Jesco e miscela in sé cenni autobiografici ed allucinate visioni, tanto da valicare ben presto il confine fra realtà e finzione e descrivere, nella sua folle parabola discendente, l'orrore ed il disgregamento della società americana. Nella fattispecie quella montanara, profondamente povera, ignorante e violenta del sud-ovest degli Stati Uniti, durante gli anni '60. Jesco dimostra sin da bambino pesanti squilibri emotivi nonché attrazione verso le più disparate droghe, dallo sniffo delle esalazioni di benzina fino all'eroina. Passa la sua gioventù fra riformatori, vita di strada e persino manicomi, in preda ad un profondo tormento interiore che spesso esplode con scatti d'ira distruttiva. Il padre cerca di aiutarlo ed essendo questi un ballerino apprezzato, che si esibisce in molti locali del posto, cerca proprio attraverso il ballo di convogliare tutte le energie del figlio e di fargli scaricare il male che ha dentro. E Jesco dimostra un talento straordinario. Quando la felicità sembra qualcosa di più di un miraggio, complice anche l'amore con una donna molto più grande di lui (una straordinaria ed irriconoscibile Carrie Fisher), arriva l'atroce uccisione del padre a sconvolgere definitivamente il suo precario equilibrio mentale. Jesco non riesce più a gestire i “demoni” che ha dentro e l'allucinata spirale di autodistruzione e vendetta non avrà freni… Straordinario piccolo film indipendente, realizzato in 16mm dall'esordiente Dominic Murphy, che attraverso l'utilizzo di un bianco e nero sgranato ed una narrazione sincopata e visionaria, trasporta lo spettatore in una dimensione di sofferenza, depressione con grande trasporto emotivo. In “White Lightnin'” c'è il dramma, c'è il documentario, c'è l'orrore viscerale, c'è il sangue nerissimo, c'è l'alcool a fiumi, c'è la musica rockabilly che si muove fra note scanzonate e frastuono assordante. C'è l'incredibile prestazione di Edward Hogg, nei panni dello spiritato Jesco, in precario equilibrio fra recitazione ed autentica follia. Senza concedere respiro, il film ci immerge in ambientazioni laide, fra individui abbrutiti dai vizi e dalla sofferenza, in una società primitiva che partorisce e cresce i suoi mostri grazie alla violenza e all'incomunicabilità. Apparentemente trasandato, in realtà profondamente meticoloso nella messa in scena e nella ricerca sia dell'impatto visivo realistico che di quello grottesco, “White Lightnin'” si rivela opera di grande spessore e profondità, assolutamente da vedere (e rivedere), nonostante si tratti di una pellicola estremamente dura e non adatta agli spettatori più sensibili. A mio avviso, la miglior pellicola presentata nell'edizione 2009 del “Ravenna Nightmare Festival”.

VOTO: 9

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