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VISITOR Q
(BIZITA Q)
di Takashi Miike

La disgregazione della famiglia, conseguente al disgregamento dell'intero tessuto sociale. Miike dipinge, con il suo tipico tratto surreale ma anche brutale, questo concetto cosi attuale, e non solo per quanto riguarda la società giapponese. “Visitor q” è infatti un film che scava esplicitamente nelle nevrosi del nostro mondo e che, in modo più sottile ma non meno efficace, mette alla berlina tutte le nostre debolezze frutto di una progressiva spersonalizzazione. La famiglia protagonista del film è composta da padre, madre e figlioletto. Ognuno di loro vive la vita nella totale repressione interiore, covando ambizioni talmente vaghe da diventare lontane, nebbiose e irraggiungibili. Questo processo genera continua insoddisfazione che sfocia nella deviazione più abbietta degli istinti: violenza, abuso di droghe, aberrazioni sessuali. Ogni via è lecita purché possa stordire, distruggere e far dimenticare il proprio presente. In questo contesto deviato s'inserisce l'enigmatica figura di un ospite che s'introduce nella casa della famiglia e che saprà mostrare una via d'uscita dall'oscuro tunnel in cui è precipitata. Dotato di un budget ai minimi storici, Miike riesce a sfruttare proprio questa mancanza come carta vincente, girando in video l'intera vicenda. Difatti l'intero impianto del film prevede un avvicinamento alla realtà, talmente diretto e crudo, da rendere l'uso del video , piuttosto che la pellicola, molto più adatto ed espressivo. I movimenti dei personaggi, i colori, l'atmosfera stessa del film viene resa, attraverso il supporto digitale, in modo naturale e al tempo stesso fortemente estraniante. Il ritmo lento scandisce la progressione verso l'orrore e poi verso la catarsi ed il senso di alienazione resta a lungo all'interno dello spettatore, impossibilitato ad una qualsiasi forma di empatia e messo di fronte a quesiti che scuotono il senso morale e gli istinti più taciuti : “ L'hai mai fatto con tuo padre?" , “Hai mai picchiato tua madre?". Estremo.

VOTO: 7,5

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