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TRAUMA
di
Dario Argento

E' il secondo film che Dario Argento realizza negli Stati Uniti. E per la prima volta chiama sua figlia Asia per il ruolo di protagonista. "Trauma" è un film insolito per Argento: è un film poetico, dolce. E' una grande storia d'amore. E l'amore coinvolge i personaggi, in tutte le sue sfumature: sensuale, tenero, passionale. Persino l'assassino è spinto ad uccidere per un sentimento d'amore, e per una volta si può anche provare pietà per un colpevole, quando si sono scoperte le sue motivazioni. Ma soprattutto c'è amore per Aura (Asia Argento), anoressica, lasciata a se stessa da una madre possessiva (una sempre grande Piper Laurie) e da un padre che vive nell'ombra. E quando i suoi genitori moriranno, trucidati dal folle e misterioso decapitatore, Aura sarà ancora sola, e sarà un altro emarginato, David, giornalista, ex drogato, che cercherà di aiutarla, e darle quell'affetto che da sempre Aura agogna. Poesia, quindi. Siamo lontani dagli eccessi sanguinari che condivano i film precedenti fino ad "Opera". Gli omicidi sono monocorde, fatto strano per Argento, eseguiti tutti con la stessa tecnica: un laccio metallico che scorre, grazie ad un motorino, stringendosi in un cappio di acciaio intorno al collo delle vittime, tutte legate tra loro ad un passato misterioso. Il killer uccide seguendo particolari condizioni: solo quando piove, e quando la pioggia manca, non esita a crearsela da solo. "Trauma" è il primo film italiano ad essere montato in elettronico, con le scene registrate su particolari laser disc che hanno permesso un montaggio perfetto al secondo, facendo risparmiare notevoli dosi di tempo. Ma in "Trauma" ci sono anche delle cose che non funzionano, e una di queste è proprio Asia Argento. L'accento romanesco nella sua recitazione non aiuta certo alla credibilità del personaggio, una rumena trapiantata negli Stati Uniti, e proprio le scene di omicidio, dopo alcune volte, fanno affiorare un senso di già visto che è alquanto fastidioso. Si salva l'omicidio del dottor Lloyd, quando, rotta la piccola ghigliottina meccanica, viene decapitato in altro modo (che ricorda un po' "Profondo rosso"), in una scena molto forte, dove sembra essere tornato l'Argento dalle coreografiche morti, scena che ricorda anche una analoga (ma per motivi diversi) di un incubo di James Stewart in "La donna che visse due volte". Ma in mezzo a tutto questo ci sono sempre le "zampate d'Argento", i momenti in cui riaffiora il genio visionario del regista: la sequenza della bacca allucinogena, o quella della stanza dei veli nella casa dell'assassino, nel finale del film. Ci sono poi due scene geniali, e simili tra loro: Aura, David e il killer che si muovono nello stesso spazio (prima nella casa di Aura e poi in un ospedale), senza mai incontrarsi, tutti e tre vaganti in piani diversi. E in questi momenti la tensione sale. Comunque un film consigliato per apprezzare anche il lato poetico di Argento.

VOTO: 6

RECENSIONE DI

FABRIZIO SPURIO

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