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THE VILLAGE
di M. Night Shyamalan

Una comunità ottocentesca vive nei boschi, in un'atmosfera di pace e serenità. Apparentemente. Difatti nei boschi circostanti il villaggio, vivono strane e mostruose (a detta dei testimoni oculari) creature le quali hanno stretto un patto di pace con la comunità. Quest'ultima dovrà far si che nessun suo membro varchi i confini segnati del bosco. Come ulteriore monito, c'è il fatto che i pochi che, in passato, hanno intrapreso il viaggio per raggiungere la città oltre la foresta, luogo di morte, violenza e perdizione, non hanno mai fatto ritorno. Ma un drammatico evento spingerà una ragazza, per amor del suo futuro sposo, ad attraversare i confini del bosco. “The Village” funziona a tratti ed è dotato di atmosfere efficaci e plumbee ma anche di cadute di tono evidenti, specie dopo la prima mezz'ora. Miscela di diversi generi, fa dell'horror una sorta di “specchietto per allodole” poichè quest'ultimo, dopo metà film, cede il passo a sviluppi da dramma a tinte sentimentali. Personalmente apprezzo lo stile di regia di Shyamalan, il suo continuo uso di “rimonte” e piani sequenza, la predilezione per le cupe scenografie ed anche il modo in cui dirige gli attori, peraltro ottimi. Sicuramente forte il messaggio che passa dalla pellicola. Riflessione sulle angosce della società americana odierna (post 11 settembre, tanto per intenderci…) e sul bisogno di fuggire (o semplicemente tapparci gli occhi) di fronte alla violenza e l'orrore della cosiddetta civiltà. Ma il ritmo lento della vicenda esigeva una dose di tensione maggiore, purtroppo spesso altalenante, per tener sempre alta l'attenzione dello spettatore e il classico finale a sorpresa “alla Shyamalan”, seppur originale nello spunto, è intuibile prima del suo fatidico arrivo. Comunque, una visione la vale.

VOTO: 6,5

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