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LA TERZA MADRE
(MOTHER OF TEARS: THE THIRD MOTHER)

di
Dario Argento

Scavi effettuati lungo il perimetro di un vecchio cimitero della città di Viterbo (ricreata in realtà nei dintorni di Torino) portano alla luce reperti archeologici dall'infllusso nefasto: un pugnale, tre inquietanti statuette ed una polverosa tunica provocano infatti la successiva materializzazione di entità demoniache che uccidono spietatamente una studiosa di arte antica (la rediviva Coralina Cataldi Tassoni), prima squartata e poi garrotata coi propri stessi intestini; inosservata testimone del delitto, la collega Sarah Mandy (una inguardabile Asia Argento) riesce a fuggire, ma solo per andare incontro a nuovi orrori: i recenti ritrovamenti hanno infatti ridestato la sete di sangue di Mater Lacrimarum, unica sopravvissuta di una Triade malvagia, bramosa di riconquistare il mondo. Aggressioni, stupri, omicidi apparentemente immotivati ed atti di vandalismo contro luoghi sacri scuotono ben presto la città di Roma, mentre la Mandy ,sola contro tutti, si affanna per sciogliere il mistero e scongiurare un nuovo Medio Evo. Terzo conclusivo tassello di una serie iniziata col memorabile “Suspiria” (1977) e proseguita col sottovalutato “Inferno” (1980), “La terza madre” rappresenta l' ennesima conferma della prolungata e penosa agonia argentiana. Accantonata anni or sono dallo stesso regista in favore dell' ennesimo scempio di matrice thrilling (“Il cartaio”, 2003) e di un paio di interessanti episodi per la serie televisiva americana “Masters of horror”, la sceneggiatura del film fu riscritta in collaborazione con Adam Gierasch e Jace Anderson in vista di un' imminente realizzazione che prevedeva il coinvolgimento della statunitense Myriad Pictures; ma non meglio precisate traversie successive hanno riportato il progetto interamente nelle mani del solito duo costituito da Medusa Distribuzione ed Opera Film, e condotto ad una nuova rielaborazione dello script mediante contributi di Simona Simonetti e del montatore Walter Fasano. Alla resa dei conti, però, la storia sembra essere stata partorita, e poi scalettata in pochi giorni, dalla mente di un adolescente appassionato di cinematografia argentiana: trovate infantili e scivoloni nel cattivo gusto si susseguono senza sosta, punteggiati di quando in quando da spunti più riusciti (pochissimi, in verità) ma ben poco sviluppati, né tanto meno approfonditi; e non è purtroppo la cattiva scrittura l' unico macigno a pesare sul risultato finale: fotografia e montaggio sono di livello poco più che amatoriale, la qualità della recitazione è forse anche meno che dilettantesca (e le fugaci apparizioni degli svogliati Udo Kier e Philippe Leroy non salvano certamente la situazione), le musiche di Claudio Simonetti (coadiuvato da Dani Filth e dai Daemonia in occasione del martellante brano finale) non vanno oltre il diligente compitino, mentre effetti speciali di qualità altalenante smorzano in misura imbarazzante lo slancio gore del regista. Si potrebbe continuare, ma è inutile infierire oltre: malgrado i continui rimandi a “Phenomena” tentino disperatamente di rievocare i bei tempi (nel film compaiono infatti una diabolica scimmietta, l'impalamento di una donna per mezzo di un'artigianale lancia scomponibile in tre pezzi, ed un bagno finale della protagonista in una fossa straripante di putridi verminosi resti umani), basta citare i numerosi nudi gratuiti e le sequenze in cui carnevalesche streghe convergono su Roma a bordo d' aerei di linea per rammentare una volta di più che Dario Argento - quello vero - lo abbiamo perso ormai da un pezzo.

VOTO: 4

RECENSIONE DI

FLAVIO GIOLITTI

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