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TENEBRE
di
Dario Argento

Era il 1982 ed Argento spiazzò ancora una volta il suo pubblico; in effetti, dopo "Suspiria" (1977) ed "Inferno" (1980), tutti si attendevano la chiusura di quella fantomatica "Trilogia delle tre Madri" con un episodio finale che per eccessi barocchi surreali ed estremizzazioni violente superasse i due illustri predecessori, ma così non avvenne (nè sarà mai avvenuto, almeno fino ad ora). Tornò infatti al thrilling - giallo più classicoche gli portò fama in tutto il mondo, già dal primo lungometraggio "L'uccello dalle piume di cristallo" (1970), con "Tenebre". Si rifece in effetti ai suoi primi tre film della "trilogia degli animali" (oltre al sopracitato, "Il gatto a nove code" - 1971 e "Quattro mosche di velluto grigio" - 1973) che non a "Profondo rosso" (1975), poichè abbandonò le atmosfere surreali ed irrazionali apparentemente in contrasto con le abituali tematiche appartenenti al genere thriller come invece tutti ammirammo con il suo capolavoro del 1975. In questo film il protagonista assoluto è l'omicidio (mai ce ne sonoi stati e mai ce ne saranno successivamente in un suo lavoro), estremizzato ed elevato ad arte estetica. Emblematico è l'inizio con una voce fuori campo (la stessa del regista) che legge dal libro "Tenebrae": " L'impulso era diventato irresistibile. C'era una sola risposta alla furia che lo torturava e così commise il suo primo assassinio. Aveva infranto il più profondo tabù e non si sentiva colpevole nè provava ansia o paura, ma libertà: ogni ostacolo umano, ogni umiliazione che gli sbarrava la strada poteva essere spazzato via da questo semplice atto di annientamento: l'OMICIDIO". Comincia così l'odissea delo scrittore americano Peter Neal (Anthony Franciosa) in viaggio in Italia per presentare il suo nuovo romanzo "Tenebrae", dove si trova invischiato in un incubo senza fine in cui vengono uccisi in modo efferrato personaggi tra loro sconosciuti, ma che riconduconosia perchè vengono ritrovati inserite nella bocca della vittima sgozzata di turno pagine del suo ultimo romanzo, sia nell'accanimento dell'assasino nei suoi confronti con minacce telefoniche e lettere anonime. Quando poi l'intricata matassa sebra poi sciogliersi con l'uccisione dell'assassino, nuovi inquietanti e sanguinosi delitti riaprono il caso fino all'ecatombe finale. Ci troviamo, come detto in apertura, di fronte un thriller nel più classico stile argentiano con infiniti colpi di scena ed efferratezze al limite del tollerabile, efficaci musiche di Simonetti e tematiche che sempre ritornano. Innanzi tutto il classico flash-back dell'assasino che si materializza sempre più all'avicinarsi all'epilogo, utile allo scioglimento dell'enigma, ma che inserito in questo film confonde ancor più lo spettatore, poichè esso perdura anche dopo la morte del primo assassino, dando un senso di smarrimento ma nello stesso di consapevolezza che il peggio deve ancora arrivare. A dispetto del titolo, il film è molto solare, con ambientazioni in ville asettiche, uffici dove predomina il bianco, a differenza dei lavori precedenti ("Suspiria" ed "Inferno") in cui i colori accesi e le atmosfere cupe creavano già il senso di disagioed incubo. Indicativo è l'omicidio dell'agente dello scrittore, ucciso in una piazza assolata e colma di gente, come se l'assassino (che conosceva bene la vittima poichè avevano un appuntamento) è ancora più imprendibile del male assoluto protagonista dei due precedenti film, dove nessuno può sentirsi al sicuro. Diversi sono gli stili di omicidio, perchè diverse sono le motivazioni dei due assassini: il primo, che colpiva coloro che riteneva pervertiti (cleptomani, lesbiche) tramite rasoiate come una sorta di purificazione, il secondo animato esclusivamente da vendette personali con furore ed estrema violenza tanto da indurlo a devastare i corpi delle vittime con un'ascia. Probabilmente il film più estremo di argento che mai fino ad ora (e neanche dopo), si è spinto così tanto nella sfera sessuale e le sue perversioni non più apparentemente celate come prima, con personaggi la sessualità deviata è apertamente sotto gli occhi di tutti e dove il flashback stesso di stampo espressamente feticista è stato interpretato dall'allora sconosciuto|a transex Eva Robbin's nei panni della ragazza con le scarpe rosse che più volte torneranno nello svolgimento della storia, dandole la sopracitata impronta di feticismo ed ennesima ossessione sessuale.

VOTO: 8

RECENSIONE DI

LUCA MARGARITELLI

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