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Nel 1974 l'orrore
cambia faccia e lo fa nella maniera più cruda e spaventosa
possibile. L'orrore abbraccia la realtà e diviene tangibile,
angosciante e gelido come la lama di una mannaia. Un
gruppo di ragazzi in vacanza "on the road" nel sud degli
Stati Uniti s'imbatte in una folle famiglia di macellai
che uccidono viandanti mutandoli in carne da macello.
Sarà un'odissea nell'incubo più puro e solo una ragazza
miracolosamente riuscirà a salvarsi. Tobe Hooper al
suo esordio sforna il suo più grande film, un capolavoro
che vanta innumerevoli imitazioni, tre sequel (di cui
il secondo firmato ancora da Hooper) e che ha cambiato
il concetto di cinema horror moderno. Nel film in questione
tutto è votato al realismo, alla ricerca dello shock.
Pare che la pellicola sia tratta da una storia realmente
accaduta, difatti in America c'è la leggenda di questa
famiglia folle che massacrava turisti per farne cibo.
Ma aldilà di queste premesse (che comunque fecero grossa
pubblicità al film) quel che più angoscia lo spettatore
è il senso di immane degrado delle zone più povere texane,
il senso di caldo afoso,sporco,snervante, in grado di
alienare individui costretti a viver li' nella più profonda
ignoranza e povertà. La famiglia assassina (in un breve
dialogo) viene definita un tempo prosperosa ed estremamente
lavoratrice, poi con l'avvento dell'industrializzazione
anche nel campo del macello del bestiame si è ritrovata
sorpassata ed ha perso tutto il lavoro. C'è dunque un
forte tono di protesta sociale, in questo film, che
colpisce indirettamente la mente dello spettatore comunque
sconvolta dalla violenza (non eccessivamente splatter
ma comunque d'effetto). Inoltre "Non aprite quella porta"
resta nella memoria anche per l'ingresso di una delle
figure d'assassino che hanno caratterizzato il genere
horror moderno ovvero Leatherface (dall'inglese letteralmente
"faccia di cuoio") che con motosega vibrante alla mano
(quando insegue le bionde urlanti non si puo' far a
meno di paragonare l'utensile a motore ad un chiaro
simbolo fallico) si copre il volto con maschere aderenti
fatte con pelle umana. In definitiva un film che lavora
con gli incubi materiali e con quelli paranoico-mentali
ottenendo un effetto devastante. Hooper, da qui in poi,
inizierà ,a livello registico, la sua lenta parabola
discendente azzeccando ben pochi film e firmando il
più delle volte pellicole di mediocre fattura.
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