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SUSPIRIA
di Dario Argento

Due anni dopo il Capolavoro ("Profondo rosso"), Argento fece di nuovo centro con quello che forse è il suo film più terrificante: "Suspiria". Abbandonato il genre che lo rese famoso in tutto il mondo (il thriller o meglio ancora il "giallo"), si gettò nell'impresa di rinverdire i fasti del gotico italiano che molto successo riscosse in vari Paesi della Terra nel decennio prescedente, il qualle venne preso come esempio da mnolti registi stranieri. Già con "Profondo rosso" c'era stato un distaccamento con il thriller classico, avendo inserito nel film concetti e situazioni estranei al genere, basti pensare alla sequenza iniziale durante il congresso di parapsicologia con la sensitiva Helga che "sente qualcosa...qualcuno" o al pupazzo meccanico che fa da preludio all'omicidio del Professore Giordani, fino a tutto lo svolgimento della vicenda. Ora però in "Suspiria" non conta più la logica e la linearità della sceneggiatura: a farle da padronesono le immagini, i suoni, le musiche e le atmosfere da incubo. Il film è strutturato come una fiaba (terribile) già prima che inizi, con una voce fuori campo che apre la narrazione, come il "c'era una volta..." delle favole. L'ambientazione si rifà alle classiche e crudeli fiabe ("Hansel e Gretel" su tutte) anche perchè l'infernale accademia di danza si trova a Friburgo, nella Foresta Nera, terra di incubi innominabili. La stessa facciata dell'edificio maledetto è un modello di riferimento all'espressionismo tedesco degli anni '20-'30 ("Il gabinetto del Dott. Caligari", "Nosferatu") di cui Argento è un grande estimatore (è stato anche amico del compianto Fritz Lang, il grande regista di "Metropolis" oltre che di altri capolavori). Molta importanza è stata data alla fotografia, con delle sequenze ricche di colori innaturali (rosso acceso, blu profondo) che contribuiscono a rendere ancora più irreale l'atmosfera. Procedimenti oramai superati del technicolor Argento li ha riutilizzati, acquistando in Cina gli ultimi rotoli di pellicola Kodak usati negli anni Cinquanta per film di fantascienza, rielaborando i colori in laboratorio facendo così di "Suspiria" anche l'ultimo lungometraggio della storia ad avere avuto queste caratteristiche. Come in ogni suo film, grandissima importanza ha la colonna sonora anche qui eseguita dagli oramai famosissimi Goblin, dopo che quella di "Profondo rosso" ebbe un successo di dimensioni planetarie. Numerose sono le sequenze da antologia: dal massacro iniziale delle due allieve, a quella lunga ed estenuante in cui Sara, l'amica della protagonista Susy, per sfuggire all'assassino si infila in una finestrella ma cade in una stanza piena di grandi matasse di filo di ferro dove nel dimenarsi nel tentativo di liberarsi, si trova sempre più intrappolata, fino a che, arrivata all'uscita, la mano misteriosa le taglia la gola con un affilato rasoio: il pubblico soffre con lei fino al tragico epilogo. Molta importanza vengono dati agli animali, come era successo nei film precedenti: si va dai vermi che letteralmente piovono dalla soffitta sui volti delle ragazze, al pipistrello che assale Susy nella sua stanza, dall'autocitazione della sequenza finale dove accanto al letto in cui riposa la strega Elena Markos, è presente un soprammobile tipo "Uccello dalle piume di cristallo" che basilare importanza avrà nell'epilogo della storia, fino alla sequenza chiave del film dove il pianista cieco interpretato da Flavio Bucci dopo essere stato cacciato dall'accademia in seguito ad un alterco avuto con le insegnanti, in una piazza notturna e desolata viene azzannato alla gola e ucciso dal suo cane, apparentemente senza alcun motivo, come fosse animato da una possessione diabolica (sequenza tra l'altro citata da Fulci ne "L'Aldilà" il suo capolavoro). Il male quindi aleggia su tutto, nessuno dei protagonisti si può considerare al sicuro dato che può cadere qualsiasi certezza quando gli eventi starordinari sono pilotati da entità malvage ed inafferrbili. Argento quindi chiude con i fuochi d'artificio gli anni '70 con quello che sarà l'ultimo suo film del decennio, pronto però al secondo capitolo di una trilogia che non c'è mai stata (almeno fino ad ora).

VOTO: 9,5

RECENSIONE DI

LUCA MARGARITELLI

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