 |
Uscito in sordina
nei cinema e snobbato dal pubblico e dalla critica,
questo "Strangeland" si rivela essere un buon film con
un'interessante figura di psycho-killer. Un maniaco,
col nickname CaptainHowdy, adesca le sue vittime attraverso
un chat-line e, dopo averle catturate, le tortura infliggendogli
i più dolorosi piercing. Una delle giovani stuprate
e torturate è però la figlia di un detective che si
getta sulle tracce del folle e lo cattura. Ma il sadico
non può essere condannato per via dell'infermità mentale
e cosi' viene rimesso in libertà dopo un periodo d'internamento
in casa di cura. Ma sarà la "civile" comunità di paese
a volersi far giustizia da sola cercando d'impiccare
il maniaco. Sarà la molla che farà di nuovo scattare
la follia sopita. La vicenda ha un ritmo serrato ed
alcuni momenti molto crudi come, ad esempio, la scena
in cui la polizia scopre la stanza delle torture di
CaptainHowdy oppure quando il maniaco decide di applicare
un piercing al pene di un poveraccio (aaarrgghhh!!!).
C'è poco gore esplicito ma il regista se la cava lo
stesso bene nel "suggerire" la violenza e l'orrore.
Il film soffre però di una certa approssimazione nella
sceneggiatura, dove specie nella seconda parte, ci sono
passaggi frettolosi ed un paio di buchi notevoli. Nel
film si fa sentire anche una vena critica nei confronti
della società, densa di squallidi segreti e segrete
violenze, che non da possibilità di redenzione al maniaco
e che cerca di farsi "giustizia" cosi' come si faceva
nel far-west. Dee Snider, ex cantante dei Twisted Sister,
si costruisce (suo è difatti il soggetto del film) una
figura di psicopatico graficamente accattivante che
farnetica divertenti baggianate da "sciamano metropolitano".
Nel ruolo di uno dei villani che cercano di accoppare
CaptainHowdy redento troviamo il buon vecchio Robert
Englund.
|