...torna all'indice


LA STAGIONE DELLA STREGA
(SEASON OF THE WITCH - HUNGRY WIVES)

di George A. Romero

Il secondo lungometraggio firmato George Romero. Un film insolito nella filmografia del regista americano, forse unico. La pellicola inizia in un parco coperto da una nebbiolina invernale. Siamo subito disturbati a livello acustico da uno stridente fischio e presto lo saremo anche a livello visivo. Iniziamo a vedere delle persone che passeggiano con un ritmo cadenzato. Poi il suono di un cuore, che inizia a battere, fuori campo. Ci ritroviamo a guardare ciò che accade attraverso la soggettiva di una donna e, le ripetute azioni che si svolgono riportano alla mente il sovietico "La corazzata Potemkin", mentre un uomo passa per ben cinque volte, di fronte a lei, senza mai voltarsi. L'uomo e la donna si ritrovano, con uno stacco apparentemente immotivato, dentro un auto. Una risata inquietante echeggia. L'uomo tenta di far scendere la donna che però chiude la portiera. La donna ha un collare e viene portata al guinzaglio dentro a un cortile, dove viene imprigionata. Improvvisamente capiamo che ciò che abbiamo visto è soltanto un sogno. George Romero ci catapulta, all'inizio del film, all'interno di un incubo, scavando dentro la mente della protagonista illustrando simbolicamente e metaforicamente tutti i suoi problemi esistenziali. Joan Mitchell è una trentanovenne di Pittsburgh. Suo marito spesso la lascia sola per motivi di lavoro e lei si sente profondamente infelice. Si sente prigioniera di una vita opaca. Limitata, come se fosse chiusa dentro un recinto, con un guinzaglio al collo...
Inizia ad avere questi incubi che la portano a confondere l'onirico ed il reale. Fino a quando nella sua vita arriva Marion Hamilton. La nuova arrivata frequenta strani ambienti stregoneschi e la inizierà verso la magia nera. Da lì in poi il film si trasformerà in un viaggio tra sogno, realtà e stregoneria, fino a perdersi in un finale irreale e drammatico. Osservando la filmografia dell'autore americano, a primo impatto, è facile credere di trovarsi di fronte ad un titolo anonimo che invece si rivela un'opera molto personale e coraggiosa. Uno dei pochi film dove Romero ha curato personalmente: soggetto, sceneggiatura, fotografia, montaggio e naturalmente regia.
Il film, sospeso costantemente fra realtà e visioni, crea un vortice progressivo che oltre a confondere le idee alla protagonista, altera anche la percezione dello spettatore. La cura per la regia è minuziosa e probabilmente uno dei motivi che hanno fatto scivolare nel dimenticatoio quest'opera seconda è l'inevitabile confronto con un antecedente scomodo quale "La notte dei morti viventi".
Difficile da catalogare, ma comunque un'interessante esperienza visiva che usa il tema della stregoneria come palese pretesto per indurre a riflettere su uno scomodo aspetto quotidiano e sociale. Romero come al solito ci tiene a sottolinearlo.


VOTO: 7

RECENSIONE DI

MATTEO FANTOZZI

...indietro