 |
""Magniloquente,
geniale e coinvolgente", così lo definisce Antonello
Sarno nel suo breve saggio "Il cinema dell'orrore" (Newton
& Compton, 1996), fermo restando che è davvero impresa
ardua trovare le giuste parole per rendere giustizia
a questo straordinario film. Del libro di Stephen King
da cui è stato tratto resta ben poco, stravolto e riveduto
dalla genialità di Kubrick nella veste di sceneggiatore,
oltre che di regista e produttore dell'epocale lungometraggio.
In pillole, la trama è basata sulla vicenda di uno scrittore
che in cerca di tranquillità e di ispirazione, accetta
un lavoro come guardiano di un albergo montano, nel
quale passerà l'intera stagione invernale in completo
isolamento con la moglie e il figlio, dotato di poteri
extrasensoriali (la "luccicanza", in inglese The Shining,
per l'appunto). L'intero film è caratterizzato dall'insano
climax emotivo, che porterà il protagonista (interpretato
da un Jack Nicholson davvero eccezionale) a tentare
di uccidere la sua famiglia, come del resto fece, tempo
prima e con successo, un precedente guardiano dell'albergo
che massacrò moglie e figlie riducendole a brandelli.
I tre anni di lavorazione non passano di certo inosservati:
la scansione dei tempi narrativi, la fotografia, la
precisione e la genialità delle inquadrature, bloccano
letteralmente lo spettatore incollato allo schermo,
coinvolgendolo e suggestionandolo con innumerevoli trovate
memorabili, troppe per essere elencate in questa sede.
Altro particolare originale è la colonna sonora del
film, quasi totalmente affidata ai rumori. Da segnalare
è anche la prova dei doppiatori italiani, in particolare
Giancarlo Giannini, che dà voce al delirio di Nicholson,
e con il quale si complimentò direttamente per lavoro
svolto il grande regista scomparso. Psicologico, finemente
malvagio, onirico e bizzarro: così The Shining si presenta
a chi vi si avvicina e si fa avvolgere dall'orrore che
lo pervade, e che costituisce l'essenza stessa di questo
grande capolavoro.
|