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SHADOW
di Federico Zampaglione

Finalmente l'horror italiano torna a ringhiare, mordere, lacerare. Non avrei mai pensato di essere qui, un giorno, a scrivere queste cose ma dinanzi a “Shadow” posso felicemente dire che una luce di speranza si è riaccesa per il genere da noi tanto amato ed in cui NOI, un tempo, eravamo maestri. Piccola macchina da guerra (la metafora non è casuale), dotata di denti affilati ed intelligenza sottile, il film dell'eclettico Zampaglione mescola differenti sottogeneri dell'orrore, creando un mix vincente ed estremamente aggressivo sia a livello emotivo che concettuale. La semplice trama vede un giovane, reduce dalla guerra in Iraq, recarsi in una zona montuosa affinché il contatto con la natura possa aiutarlo a dimenticare gli orrori del conflitto. Girovagando con la sua bicicletta fra i boschi, il “nostro” incontrerà la bella Angeline e si troverà costretto a difenderla dalle molestie di due rozzi e violenti cacciatori. L'alterco verbale è solo il preambolo ad una violenta lite che porterà i ragazzi a lottare per la sopravvivenza contro i due bruti. Ma questo è solo l'inizio di un incubo per i protagonisti, che si spingerà molto oltre…Dotato di una sceneggiatura particolarmente robusta ed intelligente, “Shadow” non cerca la via dell'originalità ma piuttosto si piazza su binari ben consolidati del cinema horror, omaggiando e re-interpretando film quali “Un tranquillo weekend di paura”, “Non aprite quella porta” e, soprattutto, un terzo film di cui non posso citare il titolo onde evitare di dare “rivelazioni” pesanti sul finale di pellicola. Ma l'opera di Zampaglione non è da considerarsi un semplice emulo, quanto piuttosto una vera e propria dichiarazione d'amore per il genere stesso, che trasuda passione da ogni singolo fotogramma. Molto buono dal punto di vista tecnico, montato in maniera estremamente dinamica e recitato da validi attori (uno su tutti, il terrificante Nuot Arquint), il film è visceralmente violento e crudele seppur non si abbandoni mai alla bieca truculenza. Da menzionare assolutamente anche la spina dorsale, che regge tensione ed atmosfera, rappresentata dall'ottima colonna sonora. “Guardo film horror da quando avevo 5 anni” ha dichiarato lo stesso regista e ciò traspare da “Shadow” che è un valido manifesto dell'italico modo di fare cinema, dalla scelta del cast internazionale all'esterofilia nei nomi dei personaggi, dalla recitazione in lingua inglese all'onnipresenza di atmosfere gotiche (nonostante l'ambientazione da survival horror e i decisi scossoni da torture-porn ), dalla capacità di inserire simbolismi sfuggenti (uno a caso, la famiglia di daini a cui sparano i cacciatori) in un contesto di puro intrattenimento. “Shadow” è questo e molto altro e mi si perdoni l'entusiasmo che mi pervade nel parlarne, forse peccherò di parziale mancanza di obiettività, ma il film potrebbe essere davvero un punto importante da cui poter far ripartire concretamente l'horror italiano. Se ci sarà successo al botteghino, specialmente all'estero, forse i “nostri” produttori apriranno gli occhi e capiranno che l'horror made in Italy è ancora vivo, potente e decisamente incazzato.

VOTO: 8

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