Incipit: una stanza fatiscente, due personaggi che vi si ritrovano incatenati senza sapere come possano essere finiti lì dentro. Uno di loro è un medico chirurgo con, alle spalle, una difficile situazione familiare; l'altro un giovane fotografo. Non capiamo quale sia la ragione per la quale i due siano stati fatti prigionieri e, soprattutto, chi è stato a rapirli e che cosa vuole da loro... Poi, progressivamente inizia il "gioco"...progettato dalla mente folle e allo stesso tempo geniale dell' "enigmista" citato nel titolo. Un lungo, estenuante "gioco", costellato da sconvolgenti rivelazioni e da sviluppi del tutto imprevedibili. Probabilmente qualche spettatore, dopo la visione di questa pellicola si sarà chiesto: "può un finale ridicolo, sbagliato e totalmente assurdo, rovinare quel che di buono il film ci aveva mostrato nella sua parte precedente?". Sinceramente non saprei trovare una risposta convincente a questo quesito. "Saw: l'enigmista", regge piuttosto bene per circa 3/4 della sua durata, con strizzatine d'occhio a "Seven" e a "Profondo rosso" e, per la parte iniziale a "Il cubo". L'efferatezza di alcune scene (da tempo immemore nessuno osava così tanto sfidando la censura), soprattutto nella prima parte, metterà a dura prova le coronarie dello spettatore medio, e lo sviluppo degli eventi caratterizzato da colpi di scena a ripetizione, rende vivo l'interesse della pellicola fino alla risoluzione del "mistero". Una volta svelatoci chi è l'"assassino" ( comunque, "parzialmente" riconoscibile senza eccessiva difficoltà...), la pellicola, incredibilmente, si sfalda, cade nel ridicolo, degenera in situazioni ampiamente "già viste" o talmente improbabili da raggiungere il ridicolo involontario . Probabilmente l'esordiente James Wan si è lasciato un tantino "calcare la mano", scegliendo un finale tanto efferato, quanto improbabile. C'è comunque del talento ( la prima mezz'ora è da cardiopalma ) e gli attori, quasi tutti sconosciuti tranne il Danny Glover di "Arma letale", se la cavano dignitosamente; il film riesce effettivamente a creare una certa tensione e un forte senso di disagio e ogni tessera del mosaico, alla fine, è ricostruita con genialità e inventiva. Peccato, come detto, per gli ultimi 20 minuti, che fanno degenerare la pellicola da "piccolo cult" a "filmetto appena vedibile". Aspettiamo ottimisti l'opera seconda di questo regista.