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ROSEMARY'S BABY
di Roman Polanski

Potrei passare anche un paio d'ore a elogiare e onorare questo fantastico film di Polanski che qui raggiunge veramente uno dei suoi apici cinematografici di sempre, e, al di là di tutto, questa è sicuramente l'incursione nel mondo dell'horror migliore del regista, fino ad oggi. Datato '68 ma attuale e inquietante come poche pellicole di oggi lo sono, a tratti raggelante e visionario questo film si differenzia dalla mediocrità degli horror che seguono il filone "demoniaco" proprio per la parsimonia con cui il regista dosa scene da brivido e suspence, intramezzate da scene che hanno a che fare con la normalità più disarmante. Un'alchimia perfetta che lascia una sensazione strana, una consapevolezza che il Male (M maiuscola obbligatoria) si può annidare ovunque, anche in un bel condominio nel centro di una metropoli, nascosto dietro il viso di amabili vecchietti, all'apparenza cordiali vicini di casa. Ed è proprio in quel palazzo che Rosemary (Mia Farrow) si ritrova dopo essersi trasferita a New York con il marito, attore in erba. Rosemary rimane in cinta e il marito comincia ad avere ruoli più importanti, tutto va per il meglio ma col tempo la tranquillità di Rosemary degenera in paranoia, in allucinanti incubi notturni, ossessionata dall'idea che i suoi vicini stiano tramando alle sue spalle qualcosa di brutto. Veniamo trascinati negli abissi della mente di Rosemary fino al termine della gravidanza, il cui figlio però nasce morto. Non convinta riesce poi a scoprire la verità, il marito è entrato a far parte di una setta satanica e suo figlio è salvo, ma… Il finale è fantastico e non lo rovinerò certo qui a chi vorrà vedere il film, e sebbene criticato da molti, proprio le ultime sequenze regalano quella particolarità alla pellicola, ribadendo che il Male è dappertutto, che spesso prende le forme più innocenti e che è strettamente legato alla nostra quotidianità e non relegato nei castelli sui Carpazi o negli abissi dello spazio. Perfetti gli attori, soprattutto i vicini di casa (che tutto sembrano tranne ciò che realmente sono) e la stessa Mia Farrow, perfetto l'equilibrio della sceneggiatura, lenta e quasi monotona, costruita apposta per far sembrare deliri i sospetti di Rosemary e con un crescendo costante fino al gran finale. Da antologia del cinema la camminata col coltello di Rosemary, con una tensione più che palpabile. Niente altro da dire se non capolavoro.

VOTO: 9

RECENSIONE DI

DAVIDE "DE" MASPERO

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