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Eccellente horror
proveniente dal Giappone denso di cupe atmosfere e di
sani momenti da brivido. La storia s'incentra su una
leggenda che circola fra gli studenti delle scuole inferiori
giapponesi. I ragazzi parlano dell'esistenza di un video,
che appare a notte fonda in una rete privata, in cui
una figura femminile minaccia chi lo vede. Subito dopo
la fine del breve video il telefono di chi lo ha visto
squilla ed una voce alla cornetta lo condanna a morire
entro una settimana. Quando le prime morti iniziano
a verificarsi, una giornalista si interessa del bizzarro
caso ed inizia ad indagare. Vedrą anche lei il video
e, da quel momento in poi, inizierą una disperata corsa
contro il tempo per cercare di salvarsi la vita. Cercando
una soluzione alla tragedia incombente la protagonista
scoprirą quali orrori segreti si celano dietro il "video
maledetto". La fotografia cupa e gelida commenta questa
vicenda fatta di orrore suggerito e diretta con ottimo
stile da Hideo Nakata. Il terrore s'insinua nella mente
dello spettatore lentamente fino a progredire nel tesissimo
finale. Non c'č splatter o effettacci di sorta in questa
ghost story che si basa soprattutto sull'immaginazione
di chi la sta vedendo. Il finale poi, č splendido ed
agghiacciante. Campione assoluto d'incassi nel 1998
in Giappone, questo film ha dato origine anche ad un
sequel (diretto dallo stesso regista del primo capitolo),
un prequel (Ring 0), una serie tv in Giappone, uno pseudo
remake Sud-Coreano ("Ring Virus") e, a quanto
pare, anche un futuro remake da parte degli Americani
(il film č stato, difatti , venduto assai bene anche
nel mercato home-video degli USA). Aldilą di questo
stuolo di epigoni, c'č da dire che i giapponesi hanno
preso il meglio da film occidentali come "Scream" (
il telefono che squilla portando la morte), "Urban Legend"
(le leggende metropolitane fra i giovani), "Blair Witch
Project" (per le riprese disturbate che compongo il
video maledetto ed alcuni flashback terrificanti che
ha la protagonista) plasmandolo con classe ed evitando
le banalitą superficiali ed i clichč a cui questi prodotti
americani ci hanno abituato. Oltre alla classe registica
c'č anche vera cinefilia in "Ring" che cita simpaticamente,
in una scena, persino "Cane di Paglia" di Sam Peckinpah
!!! .
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