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Clone di "Seven"
che narra le gesta di un serial-killer che mutila le
sue vittime ed usa gli arti prelevati per ricostruire
il corpo di Gesù Cristo crocifisso. Un poliziotto, dal
passato traumatico, s'incarica di risolvere il caso
e darà caccia senza tregua allo psicopatico. "Seven"
è di certo un ottimo esempio di cinema e, pertanto,
ha generato uno stuolo di imitazioni che hanno cercato
di accodarsi sulla scia del suo successo. Mulcahy, dopo
il geniale "Razorback" ed il grande successo commerciale
di "Highlander", sembra non azzeccare più un buon film.
In questo caso la sua buona tecnica di regista è messa
la servizio di una storia con pesanti buchi di sceneggiatura
e con blandi colpi di scena (e risaputi se qualcuno
di voi ha visto "Seven" di Fincher). Lo stesso
regista fatica a trovare un ritmo coerente da imprimere
alla storia e cosi' si perde fra sequenze nervose dallo
stile videoclipparo e fra lunghi e piatti dialoghi.
Le uniche cose riuscite completamente nel film sono
la fotografia (che, per quanto ricalchi molto quella
del film di Fincher, resta pur sempre pregevole) e l'aspetto
gore davvero molto crudo. I cadaveri ci vengono mostrati
con dovizia di particolari e spiccato gusto per il macabro.
Christopher Lambert fornisce la solita piatta prova
recitativa mentre assai curioso è il cameo, nei panni
di un prete, del grande David Cronenberg. "Resurrection"
è dunque un film non brutto ma di certo tutt'altro che
entusiasmante che avrebbe, probabilmente, ottenuto esiti
più felici se fosse stato meno "modaiolo".
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