Nuova puntata della versione cinematografica del popolare videogioco della Capcom, che comincia direttamente dove il primo episodio terminava. Le conseguenze dell' incidente nei laboratori sotterranei dell' immaginaria metropoli di Raccoon City sono approdate anche in superficie a causa della leggerezza delle personalità preposte al loro contenimento: orde di zombi, e altre mostruose creature, si aggirano fameliche per le strade, uccidendo e contagiando la popolazione. Scampata al precedente massacro e successivamente sottrattasi agli esperimenti genetici della losca Umbrella Corporation, la combattiva Alice si unisce ad altri sopravvissuti nel tentativo di abbandonare la città, che scienziati e militari hanno provveduto a sigillare in attesa di raderla al suolo con un ordigno nucleare: ma anche in lei qualcosa sta inesorabilmente mutando... Il successo del primo “Resident Evil” ha spinto i produttori ad incrementare il budget di questo sequel fino a cinquanta milioni di dollari, che sullo schermo si vedono tutti: le numerose riprese acrobatiche e gli abbondanti effetti speciali, in computer grafica e non, garantiscono un ritmo incessante, gli attacchi dei morti viventi sono ricreati grazie all' impiego di centinaia di comparse, i direttori della fotografia accreditati sono addirittura due; anzi, considerati i mezzi a disposizione, era lecito attendersi persino di più: lascia perplessi, in quest' ottica, la presenza di tre soli lickers e di nulla più che uno sparuto gruppetto di cani mutanti. Ma la carenza più evidente è sicuramente rappresentata dalla sceneggiatura di Paul Anderson, il quale da l' impressione di averla abbandonata a metà per scappare in tutta fretta verso il set del più ambito “Alien vs Predator”: vistosi buchi, al di là del solito finale aperto, emergono specialmente nella parte conclusiva, e tutti i personaggi sono soltanto abbozzati. Il lavoro degli attori sembra risentirne vistosamente: Milla Jovovich, probabilmente strapagata, recita sulla falsariga dell' originale ma con minore convinzione, mentre la presenza di Thomas Kretschmann, già splendido psicopatico in “La sindrome di Stendhal” di Dario Argento, è addirittura sprecata. Non aggiungono molti punti le parentesi ironiche nello stile dei film d' azione interpretati da Schwarzenegger, che qui di rado colgono nel segno, nè le onnipresenti citazioni da altri zombi-movie, comprendenti ormai abusate suggestioni estrapolate dalla trilogia romeriana, rimandi troppo pedestri ai più recenti “28 giorni dopo” e “L'Alba dei morti viventi”, un apparente prestito, eccessivamente criptico, da “Paura nella città dei morti viventi” di Lucio Fulci, e pure un incongruente ed irritante omaggio a “Zombi 2” , sempre di Fulci, che prevede la resurrezione in massa dei putrescenti cadaveri seppelliti in un cimitero. Nonostante tutto, si tratta comunque pur sempre di cinema d' intrattenimento di prim'ordine, assolutamente adatto per trascorrere un' ora e mezza senza correre eccessivamente il rischio di annoiarsi. Meglio tenere presente, però, che una pellicola del genere perde inevitabilmente, al di fuori del grande schermo, oltre metà del proprio potenziale impatto.