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REPULSION
di Roman Polanski
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Improntato sullo
stile horror psicologico che ha caratterizzato "Rosemary's
Baby" e "L'inquilino del III piano", il film
di Polanski racconta in un crescendo di tensione, la
dicesa verso la follia della protagonista Carol. Questa
vive con la sorella un rapporto di semi-soggezione psicologica
e di attaccamento morboso che la spinge a detestarne
l'amante con cui la donna intraprenderà un viaggio in
Italia. Carol, rimasta sola, accentua la sua mania sessuofobica
rifiutando uno spasimante con cui esce da qualche tempo,
e combinando diversi guai sul lavoro (in un centro estetico),
dove la vista del sangue sgorgato da una ferita volutamente
provocata ad una cliente, fa saltare in Carol gli schemi
mentali che ancora la tenevano ancorata alla reltà.
Nell'ultima parte del film la protagonista, in preda
ad allucinazioni che coinvolgono la stessa casa mutante
di fronte ai suoi occhi, e un probabile ricordo di violenza
sessuale subita, finisce con l'uccidere il suo spasimante
e l'affittuario della casa dove vive, fino a ritorno
della sorella e dell'amante che la trovano stesa in
terra in uno stato di trance catatonica. Il film punta
interamente sull'orrore psicologico e sulla lenta discesa
agli inferi della mente della protagonista di cui il
regista fa intuire e non rivela mai, un trauma trascorso
che l'ha irrimediabilmente segnata. Paranoia, ossessioni
e inevitabile epilogo sono gli ingredienti che hanno
caratterizzato "Rosemary's Baby", ma che non
riescono a creare il capolavoro che Polansky avrebbe
potuto realizzare se il ritmo del film fosse stato appena
un po' più veloce e la Deneuve (che interpreta Carol),
meno monocorde per tutta la durata della pellicola.
Datato 1965.
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VOTO: 6,5
RECENSIONE DI
VALENTINA PROIETTI
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