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RED WHITE & BLUE
di Simon Rumley

Ambientato in Texas, disegna l'intersecarsi delle vite di tre personaggi che andranno incontro ad un tragico destino: Erica che passa le sue serate tra bar a rimorchiare uomini con cui trascorrere la notte ("mai più di una volta" è la risposta secca a chi vorrebbe rincontrarla) e cambia lavoro quasi come i partner, Frankie che insieme alla sua rock band sconclusionata aspira a qualcosa di professionalmente appagante (per ora ci sono solo le intenzioni) e Nate, oscuro dipendente di un negozio di ferramenta reduce dall'Iraq, che a definirlo misantropo è un eufemismo. Mentre all'inizio fanno la propria vita (squallida e vuota di cui sono in-consapevoli protagonisti), Erica dal momento che viene assunta nel posto di lavoro di Nate, conosce quest'ultimo ed iniziano a frequentarsi facendo nascere un sentimento che non sfocia mai nel sesso ma piuttosto in una forte amicizia che entrambi hanno difficoltà a gestire (specialmente Nate, il cui stato mentale si dimostra pericolosamente tendente al sadismo); La situazione di precario equilibrio tracollerà quando le vite di Erica, Nate e Frankie s'incroceranno definitivamente…sfociando in un bagno di sesso e violenza irrefrenabile. Come si può ben capire tutto il film è incentrato sul numero perfetto: il "3". Il rosso, il blu ed il bianco colori della bandiera americana e di conseguenza della società rappresentata dai treprotagonisti, brutale ed incapace di reagire in modo civile ad ogni azione (Nate ne è esempio lampante, essendo stato forgiato dal suo stesso governo per lavori sporchi, mascherati da difesa della “patria” senza nessuno scrupolo o analisi su cosa può generare la “bestializzazione” umana) Il film è di una ferocia che lascia sbalorditi, qualcuno lo ha definito un piccolo capolavoro, sicuramente è terrificante sotto tutti i punti di vista (sia psicologico che visivo), in cui gli attori brillano a cominciare dai balordi componenti della rock band fino allo psicopatico Nate. Lo spettatore subisce la sua discesa agli inferi in maniera progressiva ed allucinata (in una sequenza di violenza familiare fa diventare una barzelletta quella vista in "Funny Games") e soprattutto Amanda Fuller, l'attrice che interpreta Erica, personaggio estremo e votato all'autodistruzione, in cui è difficile immaginare una professionista diversa da quella scelta dal regista (un critico della rivista "Fangoria" ha scritto che era dai tempi della Gainsbourg in “Antichrist" di Von Trier che un'attrice non affrontava in maniera così estrema e totale il proprio ruolo). Decisamente bravo il regista inglese Simon Rumley, sconosciuto da noi, ma già acclamato per i suoi precedenti lavori “The truth game", "The living and the dead", che riesce a rendere il sottobosco della società americana in maniera terrificante,visionaria ma credibile al tempo stesso. "Menzione Speciale " al Ravenna Nightmare Film Festival 2010 è, secondo il mio parere, il vero trionfatore del concorso.

VOTO: 7,5

RECENSIONE DI

LUCA MARGARITELLI

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