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19° secolo. Siamo
in piena guerra tra Messico e Stati Uniti, l'America
è ancora un territorio in gran parte selvaggio ed incontaminato.
Bizzarra ambientazione per un cannibal movie ed effettivamente
così è per un film che rivisita in maniera degna e interessante
il filone che tanto fece discutere negli anni '70. Ovviamente
scordatevi scene raccapriccianti, interiora che volano
da un lato all'altro dello schermo e presunte voci di
snuff movies. Questo è un prodotto confezionato nel
1999, dove tutto è permesso purché si lavori entro certi
limiti. Detto questo com'è questo film, il cui titolo
in realtà non lasciava a mio avviso presagire niente
di buono? Bello, molto bello, non certo un capolavoro
ma una rivisitazione come detto a cui sono state aggiunte
interessanti novità (ambientazione, costumi, nonché
retaggi folkloristici) per compensare l'ovvia mancanza
di ciò che ha reso celebre il filone (leggasi scene
splatter da infarto e lezioni di anatomia comparata
tramite pellicola cinematografica). In uno sperduto
avamposto dell'esercito americano John Boyd (un ottimo
Guy Pearce) ha da poco preso servizio quando una notte
arriva a Fort Spencer, sperduto baluardo di civiltà,
un uomo, sopravvissuto ad un infernale viaggio durante
l'inverno che racconta la tragica fine di una carovana
guidata da un militare. Sperduti nei boschi l'ultima
risorsa di cibo era la carne...umana ovviamente. Riuscito
a fuggire prima che le cose lo coinvolgessero di persona
riesce a raggiungere il forte. Parte ovviamente una
spedizione per andare a cercare il luogo del misfatto
e recuperare i corpi ed una donna che, secondo il racconto
dell'uomo, era ancora in vita quando lui scappò. Ovviamente
le cose non stanno propriamente così e decisamente prenderanno
una brutta piega. Il film in sé batte strade già percorse
ma lo fa come già detto inserendo interessanti connotazioni
personali alla trama che rivestono la pellicola di un
interessante fascino. Nota a parte per le musiche, a
mio parere assurde (nei momenti di tensione partono
marcette militari abbastanza comiche, nei momenti relativamente
tranquilli quelle più tese) ma inaspettatamente calzanti
nell'atmosfera malata e selvaggia dell'America. Ottime
le scenografie, così come l'intreccio ella trama, e
i costumi, indispensabili per rendere credibile il film
nella particolare ambientazione scelta. Da non dimenticare
che, nonostante non ci siano scene scandalose, alcune
scelte registiche riescono a rendere anche un pranzo
festoso qualcosa di nauseante, nonché la presenza di
una buona dose di sangue, giusta controparte horror
in una pellicola che di norma dovrebbe fare della violenza
la sua arma vincente. Tutto sommato la variante apportata
al classico cannibal movie riesce a tener incollato
lo spettatore fino al sarcastico finale, scevro di un
positivismo di maniera e degno di un film che fa del
dubbio e della dialettica un'arma interessante, rendendo
ottimamente anche i dialoghi (che negli anni '70 erano
inesistenti), e le psicologie dei personaggi coinvolti,
dando anche un'interessante analisi a quelle che sono
le paranoie dell'essere umano alle prese con un piatto
di carne umana.. Mangiare e sopravvivere o mantenere
dignità umana e morire? Perchè in fondo, come è scritto
sulla cover della videocassetta, "Tu sei quello che
mangi...".
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