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Nel 1959 usciva
"Psycho", il romanzo di Robert Bloch, e soltanto un
anno dopo Hitchcock ne traeva questo grandioso capolavoro,
che, sotto tutti gli aspetti, rappresenta un punto di
svolta per il cinema di genere e non. A mio parere,
gran parte del suo successo questo film lo deve a Bloch,
al quale non è stato tributato sufficientemente il merito
di aver ideato la storia delle due sorelle Crane e della
"famiglia" Bates, senza cui, non me ne voglia nessuno
se dico questo per quanto banale possa essere, il film
non sarebbe mai stato realizzato. La grandezza di "Psycho"
sta proprio in questo, nell'intrecciarsi delle vite,
delle differenti emozioni e psicologie dei personaggi,
oltre che naturalmente nel genio di Hitchcock, espresso
in questa occasione in tutta la sua inquietante efficacia;
è ben evidenziato infatti il morboso rapporto che lega
Norman Bates a sua madre, come del resto cinicamente
risaltano i sogni, le ambizioni e le frustrazioni degli
altri protagonisti, che nella maggior parte dei casi
vanno in pezzi, dilaniati dalla lama dell'assassino.
Superlativo in ogni sua componente, il film è ricolmo
di stupende inquadrature e sequenze memorabili, tra
le quali, sicuramente la più famosa è quella dell'omicidio
nella doccia, forse la più citata nella storia del cinema.
Pagine e pagine si potrebbero scrivere inutilmente riguardo
questa pietra miliare del cinema del terrore, mai come
in questo caso infatti l'arte parla da sé, senza il
bisogno alcuno di aggiunte o scontati commenti; per
questo motivo, in conclusione non posso fare altro che
rimandavi alla visione e, per chi fosse interessato,
alla lettura di "Psycho" (edito in Italia da Sperling
& Kupfer Editori).
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