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PONTYPOOL
di Bruce McDonald

Dal Canada arriva un horror, datato 2008, decisamente sorprendente ed originale che rivisita il tema del contagio in modo assolutamente atipico. Pontypool è una cittadina dell'Ontario, dove le poche cose che accadono vengono commentate dalla radio locale, in cui lo speaker Grant Mazzy fa del suo meglio per tener alta l'esigua audience. Ma un giorno tutto cambia. D'improvviso, attraverso dei confusi bollettini che vengono comunicati in radio da un inviato, arriva una notizia sconvolgente : si è scatenata una rivolta fra la gente di Pontypool. Follia, omicidi, cannibalismo, orde di persone che farneticano parole incomprensibili e si scagliano contro chiunque. Barricati nella stazione radio, Grant Mazzy, la direttrice dell'emittente ed una collaboratrice, vivono l'angoscia della catastrofe attraverso brevi e confusi comunicati esterni e supposizioni personali, mentre continuano a mandare in onda il loro programma radiofonico, nella speranza di fornire aiuto a chi è in ascolto. Ma le parole non sempre portano conforto, anzi a volte possono essere addirittura una trappola mortale… Tratto dal libro, inedito da noi, “Pontypool changes everything” di Tony Burgess, che ha curato personalmente anche l'adattamento cinematografico, il film in questione mette in scena l'orrore mostrando il minimo indispensabile e giocando principalmente con il potere della suggestione. Angoscia e tensione sono suggeriti attraverso i dialoghi e le supposizioni dei protagonisti che, esattamente come gli spettatori, sono all'oscuro degli eventi che stanno sconvolgendo Pontypool. La spiazzante (e brillante) idea che sta alla base del “contagio” si rifà alle teorie del “memetismo” e propone una visione finalmente fresca dell'abusato concetto di follia ed isterismo globale, che volendo può essere interpretata anche come un'innovazione all'interno del filone degli zombie-movie . Seppur accostabile concettualmente al precedente “The Signal” (2007), “Pontypool” trasla la sua idea della diffusione del “male” dal piano subliminale a quello del linguaggio quotidiano, inteso come motore della realtà stessa e come strumento in grado di dare forma, concretezza ed evoluzione (o involuzione) al nostro essere. Giocando d'intelligenza e, soprattutto, con l'intelligenza dello spettatore “Pontypool” sfrutta concetti sociologici e teorie della comunicazione riuscendo a renderli ampiamente fruibili al pubblico, attraverso una vicenda narrata con ottimo piglio dal regista McDonald. L'unica location utilizzata (la stazione radio) non è un limite per il film in questione, che concentra tutta la sua forza nelle parole (a livello effettivo, semantico e pragmatico) e nella costruzione del dialogo, ottimamente assistito da un pugno di validi attori. Menzione speciale per Stephen McHattie, nei panni di Grant Mazzy, dotato di una voce eccezionale e in grado di donare un perfetto mix di drammaticità ed ironia al suo personaggio. Peccato che a “Pontypool” manchi qualcosa per diventare un capolavoro, o meglio, peccato che ecceda in qualcosa, perdendo equilibrio in corsa. L'uso della tensione per attanagliare lo spettatore è ottimamente calibrato e l'ironia atta a sdrammatizzare gli eventi più opprimenti è sottile ed efficace, ma nella parte finale della pellicola questi due elementi tendono a sovrapporsi forse eccessivamente diluendo l'impatto emotivo della pellicola. Aldilà di queste osservazioni, “Pontypool” resta un piccolo grande esempio di cinema indipendente che, cosa sempre più rara oggigiorno, usa l'intelligenza per tentare di emergere dal vasto mare del piattume.

VOTO: 7,5

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