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LA POLIZIA CHIEDE AIUTO
(WHAT HAVE THEY DONE TO YOUR
DAUGHTERS ? - COED MURDERS)

di Massimo Dallamano

La morte di una giovanissima studentessa, ritrovata impiccata ad una trave del soffitto di una mansarda, scatenerà una serie di delitti, finalizzata a coprire loschi intrighi che vedono coinvolte personalità altolocate. Un soggetto di Ettore Sanzò, che torna a pescare nel torbido poco dopo aver collaborato a “L' ultimo treno della notte” di Aldo Lado, riuscito rip-off di “Last house on the left”, è alla base di una vicenda per la quale il regista Massimo Dallamano conia un fuorviante titolo pseudopoliziesco che verrà ripreso l' anno successivo da Mario Caiano nel mediocre “A tutte le auto della polizia...”, altro thriller dall' analogo svolgimento; proprio alla categoria del “giallo all' italiana”, all' epoca frequentatissima dopo gli irripetibili exploit di Dario Argento, appartiene infatti questo film, le cui versioni per l' estero rititolate “What have they done to your daughters?” occhieggiano palesamente al più famoso “Cosa avete fatto Solange?”, diretto due anni prima dallo stesso Dallamano. Rispetto a quest' ultimo (classificabile, visti i tempi che correvano, come un pamphlet abortista astutamente mascherato da thrilling), le pretese di denuncia sociale, qui evidenziate da due didascalie in apertura e in chiusura di pellicola, si fanno ancora più marcate, forse nel tentativo di giustificare rappresentazioni truculente e morbose maggiormente audaci; l'espediente, per fortuna, non intacca minimamente le potenzialità del film, che vede i propri punti di forza nella regia assai professionale, nell'attenta fotografia di Franco Delli Colli e nelle musiche “alla Morricone” di un ottimo Stelvio Cipriani. Anche le falle disseminate qua e là nell' intreccio non rappresentano un grave problema, grazie soprattutto al prezioso apporto di un cast d' eccezione, con Giovanna Ralli e Claudio Cassinelli in ruoli di primo piano e nomi quali Franco Fabrizi e Marina Berti nelle vesti di comprimari impegnati ad indossare con adeguata convinzione le rispettive maschere; i limiti più evidenti risiedono semmai nel finale, che scioglie i nodi della vicenda in modo forse eccessivamente frettoloso, e nel controsenso obbligato, per ovvie motivazioni legali relative alle sequenze più scabrose, di vedere personaggi in età adolescenziale interpretati da attori ultraventenni. Si tratta comunque, malgrado tutto, di un prodotto piuttosto valido nel suo genere, con alcuni momenti di notevole impatto visivo ed emotivo: la sequenza in cui la protagonista viene braccata dall' assassino all' interno prima di un' autorimessa e poi di un ascensore è sicuramente da antologia, cosi come quella, sapientemente girata, che descrive un lungo rocambolesco inseguimento stradale; degna di nota anche la figura del motociclista omicida armato di mannaia, del quale si ricorderà probabilmente Kenneth Hughes in “Il Killer della notte (Terror eyes)” (1980), uno slasher a stelle e strisce non privo di ulteriori debiti nei confronti di altri gialli all'italiana del periodo.

VOTO: 6,5

RECENSIONE DI

FLAVIO GIOLITTI

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