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È doveroso precisare
sin dall'inizio che "Non si sevizia un paperino" non
è un vero e proprio horror movie, e che non risente
nemmeno della vena splatter che ha reso famoso Fulci
in tutto il mondo; si tratta piuttosto di una sorta
giallo, impregnato, tanto per rimanere sempre in tema
di definizioni cromatiche, di venature nero- fantastiche.
Il succitato regista, facendo leva su personaggi e situazioni
tipiche, riesce a ritrarre in maniera straordinaria
tutta una serie di aspetti antropologici e sociali di
un non specificato paese del sud Italia, scenario che
fa da sfondo al film. Infatti, non a caso compaiono
figure quali la "magara" (una sorta di strega) e il
pazzo (o scemo del villaggio, che dir si voglia), e
vengono sottolineati alcuni atteggiamenti, come la rabbia
della gente di fronte alla sparizione e uccisione di
alcuni bambini del posto, vicenda su cui ruota gran
parte della trama, evidentissima nella sequenza del
tentato linciaggio del presunto colpevole. Estranei
a questo background sono un giornalista (Tomas Milian),
ed una facoltosa ragazza esiliata in questo sperduto
paesino dalla famiglia (una conturbante Barbara Bouchet),
non meno importanti comunque per l'economia narrativa
di questo lungometraggio del 1972. Un'aura di malsano
mistero vi rapirà per tutta la durata del film, e non
ve ne libererete fino a quando non scoprirete chi è
il folle autore degli efferati delitti, impresa assai
difficile, dato che l'efficace caratterizzazione psicologica
dei personaggi contribuisce non poco a confondere le
idee.
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