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Con questo film
del 1987 Dario Argento firma una pellicola di tecnica
totale. Forse il suo film più in "soggettiva", questo
è il film del vedere... La storia ruota intorno a Betty,
la giovane sostituta della cantante lirica Mara Cecova
che viene investita da una macchina e si rompe le gambe...
Betty, al suo debutto, sembra incerta, ma è brava e
fa clamore, riceve applausi, e risveglia i ricordi del
folle di turno. Inizierà per lei un incubo al quale
sarà costretta ad assistere. Vedere, dicevo, il tema
del film. Argento ci fa vedere tutto. Le soggettive
si inseguono l'una all'altra, già dalla sigla si intuisce
il tema del film: un primissimo piano della pupilla
di un corvo. E lo sguardo segue tutta la vicenda. Gli
omicidi sono brutali, e Betty è costretta a guardare
l'assassino che uccide le sue vittime, legata, con una
fila di spilli sotto le palpebre che le impediscono
di chiudere gli occhi. La tecnica raggiunge il suo apice.
Argento ci fa vedere con gli occhi di Betty, in soggettiva
dietro gli spilli; ci mostra l'interno della bocca di
Stefano, dove un coltello spunta da sotto la lingua;
e ci precipita dentro lo spioncino di una porta, in
una splendida sequenza al rallentatore, attraversato
da un proiettile che sfonderà l'occhio di chi osserva!
Vedere significa entrare nelle mire dell'assassino,
e Argento ci mostrerà l'assassino da dentro: il suo
cervello con i suoi ricordi; perfino il pulsare di una
sua vena, con tanto di riflusso di sangue. Argento è
poco interessato alla trama, gli serve solo per cucire
insieme le immagini che si affacciano nella sua mente,
e arriva a delegare il ruolo di detective a dei corvi,
per essere così libero di girare una scena stupenda
nel Teatro Regio di Parma: la soggettiva di un corvo
in volo, all'interno del teatro, che roteando sul pubblico
cerca l'assassino, colpevole di aver ucciso anche alcuni
corvi di scena. I corvi ricordano, hanno una buona memoria,
e riescono a trovare chi li ha assaliti. Strappano anche
un occhio al loro assalitore. La sequenza è bellissima,
il corvo vola sulle teste della gente, e noi voliamo
con lui, cerchiamo con lui. Gli effetti degli omicidi
sono ottimi, come sempre, curati da Sergio Stivaletti,
anche creatore di corvi meccanici, e Rosario Prestopino,
le cui ferite sono veramente realistiche. Una menzione
spetta all'omicidio di Giulia, la sarta, le viene sezionato
il petto in una rudimentale tracheotomia, alla ricerca
di un braccialetto rivelatore (scoprite voi come le
è finito il braccialetto in gola...). L'omicidio non
ci viene mostrato, vediamo solo il dettaglio delle forbici
e i primi piani di Giulia che sussulta. Ma il sonoro
completa il tutto, ed il disgusto è alto. Un giallo
che ci affascina, ci prende, ma che, purtroppo, cede
un pochino nel finale. Ma è difficile portare avanti
la tensione ininterrottamente per quasi due ore, specie
in quello che, come ha detto Argento stesso, è stato
il suo film più sofferto e faticoso. Sicuramente da
vedere.
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