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OPEN WATER
di Chris Kentis

Incubo in alto mare per una coppia che aveva deciso di passare una rilassante vacanza ai Caraibi. I due, durante un'immersione, vengono accidentalmente abbandonati in pieno oceano dalla barca che li aveva accompagnati. Soli nel mezzo dell'immensità, si troveranno ben presto in balia della corrente e degli squali. Piccolissimo film realizzato in digitale che risulta però carico di tensione e momenti realmente agghiaccianti. La natura schiaccia i due personaggi (e lo spettatore) con la sua impietosa immensità e ferocia. Per un'ora intera gli unici protagonisti del film sono la coppia, l'oceano e gli squali. Kentis , che ha scritto, montato e diretto abilmente la pellicola, riesce a scavare nel rapporto dei protagonisti e nel suo progressivo sfaldarsi mentre il terrore prende il comando e la speranza svanisce. Costato appena 500.000 dollari, “Open Water” usa uno stile simil-documentaristico che gli dona un inquietante alone realistico, la stessa fotografia è cruda, volutamente trasandata e l'uso di inquadrature mosse (come le onde dell'oceano…) trasmette notevole senso di disagio. Crudele, freddo, cinico e mai moralista, il film coinvolge e spiazza lo spettatore (specie nel finale). Ennesimo felice esempio di come il cinema indipendente, privo di budget da kolossal ma fresco nelle idee, possa essere molto più efficace ed innovativo dei tanti (troppi) blockbusters che invadono le sale cinematografiche.

VOTO: 7

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