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LA NOTTE DEL MIO PRIMO AMORE
di Alessandro Pambianco

Esistono (almeno) due differenti modi di porsi dinanzi a un film realizzato in completa indipendenza come "La Notte del mio primo amore" : da un lato troviamo chi è disposto ad accettare l'amatorialità, mettendo in secondo piano gli aspetti puramente “cinematografici” (e cioè regia, sceneggiatura, montaggio ecc.), in virtù dell'esaltazione del coraggio e della passione di quei giovani cineasti in grado di produrre la propria opera in maniera totalmente autonoma; dall'altro lato invece si colloca chi non presta minimamente attenzione al budget e ai mezzi impiegati, giudicando il prodotto unicamente per il suo “essere cinema”. E noi ci sentiamo appartenere a questa seconda categoria. Ovviamente è importante difendere e promuovere tutti quei progetti che nascono e si muovono in un ambiente estraneo dalle lobby delle grandi distribuzioni, ma per raggiungere un qualsivoglia risultato l'indipendenza deve rimanere il punto di partenza, mai quello di arrivo: in altre parole, non si può considerare di qualità tutto quello che porta l'etichetta di “indipendente”. Paradossalmente, quindi, è proprio la distribuzione corposa da parte della Mediafilm (più di cento copie, pare) a nuocere maggiormente al film, inserendolo di forza in un contesto che non gli appartiene: tentare di ridare vita al cinema di genere italiano nelle sale non significa dimenticare la qualità proiettando un qualsiasi prodotto che si possa definire “di genere”, altrimenti si fa il gioco di chi ritiene questo cinema già morto e sepolto da tempo. Non è affatto piacevole parlar male di "La Notte del mio primo amore", ma allo stesso tempo non si deve avere paura di farlo. Nell'ormai variegato circuito dell' horror amatoriale, il film di Alessandro Pambianco poteva ottenere di diritto dei buoni risultati : al cinema, però, è tutta un'altra storia. Si evince chiaramente come l'intento fosse quello di omaggiare il genere nei suoi elementi più basilari: pochi personaggi, una location isolata (in questo caso, una villa in aperta campagna), l'irruzione dell'orrore; il risultato però non rende giustizia alla passione dei realizzatori, e ogni singolo fotogramma denuncia l'approssimazione della messa in scena. In questi casi è proprio quando i singoli elementi funzionano che ci si dimentica dell'impalcatura amatoriale, della fotografia sgranata, della recitazione non sempre all'altezza, delle varie imperfezioni che possono fare a tratti capolino: "Lidris cuadrade di tre" e "Custodes Bestiae" di Lorenzo Bianchini sono appunto una testimonianza di questo. "La Notte del mio primo amore" invece non riesce a nascondere nulla di tutto ciò, e per tutta la sua durata lo spettatore si ritrova obbligato a confrontarsi con un prodotto che ambirebbe ad essere professionale senza poterlo essere: ecco perché diciamo che in un altro contesto, seguendo altre modalità, il lavoro di Pambianco e soci avrebbe potuto ottenere l'attenzione che invece si merita.

VOTO: 2

RECENSIONE DI

GIACOMO CALZONI

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