Una futuristica prigione di massima sicurezza viene costruita in Antartide, per potervi imprigionare i più pericolosi criminali del mondo. Ma durante degli scavi nei sotterranei viene perforato uno strato di roccia cava, sotto la cui superficie si trova azoto liquido puro. La sostanza ha conservato intatte alcune forme di vita preistoriche, fra le quali un gigantesco serpente che non tarderà a menar strage all'interno del carcere. Conosciuto in alcune parti del mondo col titolo “Boa”, il film in questione è un fantahorror a basso budget che vanifica un discreto spunto iniziale a causa di una banalissima sceneggiatura. Il cast di scafati caratteristi è gestito male, i personaggi risultano riciclati da mille altre pellicole simili e gli vengono messi in bocca dialoghi altamente improbabili. C'è poca azione e gli effetti in computer grafica sono molto poveri, rivelando ancor di più la pochezza del budget e rendendo risibile l'ambientazione, che di “Antartide” non ha davvero nulla. Il serpente viene tenuto nella penombra il più possibile, per mascherare i limiti degli fx, ma nonostante ciò puzza di falso a chilometri di distanza. Phillip Roth, (specializzato in horror e fantascienza di serie b per la tv via cavo) dopo aver prodotto i due capitoli di “Python” e diretto questo “New Alcatraz (Boa)” deve aver pensato che l'idea del serpente gigante potesse funzionare ancora e ha colto la moda dei film-crossover, finanziando anche l'ultra-trash “Boa vs Phyton” in cui fa scontrare i due rettili protagonisti delle pellicole sopraccitate.