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Può esistere
secondo voi qualcuno che vive per causare dolore negli
altri e che è capace di goderne in maniera totale ed
assoluta? La risposta è si, esistono persone che si
definiscono "elette", quasi una sorta di "santi" dell'orrore
che posseggono il dono "supremo" di riuscire ad isolare
il male puro, sia fisico che psicologico, ed a rendere
questa capacità l'unica ragione di vita. I "senza nome"
sono una congrega di persone a cui è stato tolto tutto,
tutto quello che poteva abbassare il loro livello spirituale
al pari di quello degli altri; rinnegano persino il
loro nome, considerato un mezzo umano di distinzione
attraverso "il verbo", sinonimo di menzogna. La loro
concezione "elevata" della sofferenza li trasforma in
esseri umani senza coscienza, senza pietà né paura e
non c'è da stupirsi se dopo numerose ricerche si scopre
che le origini di tutto questo risalgono all'epoca dell'olocausto
nazista ed alle orrende torture nei campi di sterminio.
Il fondatore di questa setta è Santini, uno psicopatico
che dopo le torture subìte dai seguaci di Hitler, non
fu più capace di riprendersi, rimanendo per sempre un
pervertito amante della violenza creatore di questa
orrenda realtà. I "senza nome" sono di ogni età e nazionalità,
si muovono continuamente di città in città per non essere
trovati e per non destare sospetti; si stabiliscono
in luoghi isolati ed abbandonati, lontani dai rumori,
lontani da tutto ciò che può avvicinarli al mondo reale,
quel mondo che non appartiene più loro e che hanno rifiutato
in ogni aspetto. Ma il male che invocano è sfuggito
loro di mano ed ora l'orrore è ai massimi livelli...
Forse non c'è nulla di più crudele, per due genitori,
del sapere che la loro bimba è stata ritrovata senza
vita e che, prima di essere brutalmente uccisa è stata
torturata in tutti i modi possibili. Anzi, a pensarci
bene, qualcosa di più crudele c'è: far credere ad una
madre che la sua bambina, dichiarata morta cinque anni
prima, possa essere ancora viva. Quando infatti Claudia
sembra aver ripreso una vita quasi normale dopo la scomparsa
della piccola Angela, ecco che un pomeriggio squilla
il telefono. Non immagina neanche cosa il destino le
stia per riservare, come se il passato non fosse stato
già abbastanza doloroso. "Pronto mamma....sono io...Angela..non
sono morta..vienimi a prendere....se non lo fai mi uccideranno
davvero stavolta...fai in fretta". L'orrore, che sembrava
essersi attenuato con il tempo, è tornato di colpo ed
è appena ricominciato. Sarà stata davvero la piccola
Angela a fare la telefonata o anche questa risulterà
essere l'opera di sadici pervertiti che hanno come scopo
primario il gusto di provocare la sofferenza nell'animo
altrui? Siete davvero sicuri che si sia toccato il fondo,
oppure c'è qualcosa di ancora più crudele che si nasconde
dietro questa terribile vicenda e che implacabilmente
tenterà di annientare quel che rimane della povera Claudia?
Splendida l'interpretazione di Emma Vilarasau (Claudia)
e di Karra Elejalde (Massera, il poliziotto che cercherà
di dare una mano alla povera donna). Notevole anche
l'interpretazione (che ricorda un pò Hannibal Lecter)
di Carlos Lasarte (Santini). Tratto dal romanzo di Ramsey
Campbell "The Nameless", il film scorre nelle vene cupo
e tagliente; le musiche e gli effetti sonori sono encomiabili
ed accompagnano lo spettatore nelle convulse e sconvolte
menti dei protagonisti. Formidabile il direttore della
fotografia Giménez che accompagna il promettente talento
del regista 34enne in questo brillante esordio (insieme
a tutti i numerosi premi vinti dal 1999 ad oggi con
Nameless tra cui citiamo il Méliès d'oro come miglior
film fantastico europeo del 1999, il Fantafestival di
Roma ed il Festival Fantasia di Montreal, entrambi nelle
edizioni del 2000) a seguito del quale avremo presto
(le previsioni dicono febbraio 2003) il nuovo film "Darkness"
(coprodotto dal grande mitico Brian Yuzna e definito
a dir poco terrificante dagli addetti ai lavori). Qualche
scontatezza di troppo nei dialoghi e diverse scopiazzature
che riportano in mente capolavori come "Shining", "Seven"
ed il sopracitato "Il silenzio degli innocenti" ma il
tutto di grande impatto e di sicuro effetto. Per capirci
una sorta di David Fincher iberico. Molto furbo, migliorabile
di sicuro ma che si proietta sulla cresta dell'onda
come nuovo talento del cinema horror-thriller. Speriamo
bene ed affidiamoci al cinema spagnolo visto che ultimamente,
nel genere che noi tanto amiamo, i talenti scarseggiano
parecchio.
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