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MY LITTLE EYE
di Marc Evans

Nel leggere la trama di questo film l’unico terrore crescente è stato quello di vedere uno slasher con ambientazione da grande fratello, ma su altrui consiglio ho deciso comunque di rischiare la visione e devo dire che alla fine ne è valsa la pena. Nulla per cui gridare al miracolo, e nessun ingiustificato fanatismo nei confronti del regista…però ancora una volta, un po’ di intelligenza e i mezzi del digitale si sono rivelati ingredienti perfetti per creare (con un budget non mostruoso…) una buona oretta e mezza di sano intrattenimento. La storia è di una semplicità forse eccessiva, quasi inverosimile nel suo essere (ma d’altro canto in tutti film horror c’è gente che entra in case abbandonate senza torcia, va alla caccia di serial killer disarmata, etc…per cui non sottilizziamo) ed è comunque un approccio che permette di ridurre a 7 le comparse in carne ed ossa del film…i richiami da fare potrebbero essere “Il Cubo” per l’idea e “Blair Witch” per il discorso telecamere in soggettiva etc. Risparmiato dunque sul budget ci si è potuti concentrare su una serie di eventi semplici ma efficaci per seguire il canovaccio narrativo messo in piedi. Ottimo l’uso dei suoni, sempre a sottolineare una certa tensione, manipolati in modo da essere veri e proprio effetti sonori d’impatto anche quando la fonte è solo il rubinetto di un lavandino o un cigolio. Ottima anche la scelta di alternare inquadrature normali a quelle in infrarosso, sistematicamente più inquietanti e comunque utile diversivo quando la scena si riduce a 4 o 5 stanze. La trama è semplicissima: 5 ragazzi vengono selezionati per partecipare ad una sorta di Grande Fratello via Internet, spediti in una casa sperduta in montagna, loro stessi non sanno quale è la loro posizione geografica nè chi gestisce il gioco…lo slogan ci fornisce le motivazioni “profonde” dietro tutto ciò: 1 milione di dollari per stare in quella casa 6 mesi, se uno se ne va tutti perdono. Le prime immagini servono per renderci “osservatori”, in quanto seguiamo l’iter per diventare dei “voyeur della rete” e avere accesso alle telecamere distribuite in giro per la casa…manca una settimana di gioco per finire. Tutto sembra tranquillo, quando iniziano i primi rumori, le prime sensazioni cupe e le paranoie derivanti dal sentirsi cavie sotto vetro. Le situazioni di tensione spingono i giovani tirare fuori i loro scheletri nell’armadio, con il risultato di incrementare l’un l’altro le proprie fobie. La situazione psicologica già tesa rende vulnerabili oltre modo ad ogni minimo stimolo negativo; da piccole provocazioni si passa a trovare evidenti segni di effrazione notturna…e lo stress comincia a mietere le prime vittime e in un crescendo esplode con ottime scene di violenza, quasi gratuita, ma lodevole proprio per la sua inaspettata e insensata escalation…Il finale da un tocco in più, con un colpo di scena a sviare le premesse e rigirare le carte in tavola, un falso lieto fine che rallegra perché non ci coccola con il solito buonismo da talk show di serie Z. Un film per cui non è il caso di strapparsi i capelli ma che ci regala ottimi momento di suspence (che al giorno d’oggi sono già merce rara), innovazione no di certo, ma nessuno aveva certe pretese…
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di Dal Pino:
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VOTO: 7,5

RECENSIONE DI

DAVIDE "DE" MASPERO

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