Nel leggere la trama di questo
film l’unico terrore crescente è stato
quello di vedere uno slasher con ambientazione da
grande fratello, ma su altrui consiglio ho deciso
comunque di rischiare la visione e devo dire che alla
fine ne è valsa la pena. Nulla per cui gridare
al miracolo, e nessun ingiustificato fanatismo nei
confronti del regista…però ancora una
volta, un po’ di intelligenza e i mezzi del
digitale si sono rivelati ingredienti perfetti per
creare (con un budget non mostruoso…) una buona
oretta e mezza di sano intrattenimento. La storia
è di una semplicità forse eccessiva,
quasi inverosimile nel suo essere (ma d’altro
canto in tutti film horror c’è gente
che entra in case abbandonate senza torcia, va alla
caccia di serial killer disarmata, etc…per cui
non sottilizziamo) ed è comunque un approccio
che permette di ridurre a 7 le comparse in carne ed
ossa del film…i richiami da fare potrebbero
essere “Il
Cubo” per l’idea e “Blair
Witch” per il discorso telecamere
in soggettiva etc. Risparmiato dunque sul budget ci
si è potuti concentrare su una serie di eventi
semplici ma efficaci per seguire il canovaccio narrativo
messo in piedi. Ottimo l’uso dei suoni, sempre
a sottolineare una certa tensione, manipolati in modo
da essere veri e proprio effetti sonori d’impatto
anche quando la fonte è solo il rubinetto di
un lavandino o un cigolio. Ottima anche la scelta
di alternare inquadrature normali a quelle in infrarosso,
sistematicamente più inquietanti e comunque
utile diversivo quando la scena si riduce a 4 o 5
stanze. La trama è semplicissima: 5 ragazzi
vengono selezionati per partecipare ad una sorta di
Grande Fratello via Internet, spediti in una casa
sperduta in montagna, loro stessi non sanno quale
è la loro posizione geografica nè chi
gestisce il gioco…lo slogan ci fornisce le motivazioni
“profonde” dietro tutto ciò: 1
milione di dollari per stare in quella casa 6 mesi,
se uno se ne va tutti perdono. Le prime immagini servono
per renderci “osservatori”, in quanto
seguiamo l’iter per diventare dei “voyeur
della rete” e avere accesso alle telecamere
distribuite in giro per la casa…manca una settimana
di gioco per finire. Tutto sembra tranquillo, quando
iniziano i primi rumori, le prime sensazioni cupe
e le paranoie derivanti dal sentirsi cavie sotto vetro.
Le situazioni di tensione spingono i giovani tirare
fuori i loro scheletri nell’armadio, con il
risultato di incrementare l’un l’altro
le proprie fobie. La situazione psicologica già
tesa rende vulnerabili oltre modo ad ogni minimo stimolo
negativo; da piccole provocazioni si passa a trovare
evidenti segni di effrazione notturna…e lo stress
comincia a mietere le prime vittime e in un crescendo
esplode con ottime scene di violenza, quasi gratuita,
ma lodevole proprio per la sua inaspettata e insensata
escalation…Il finale da un tocco in più,
con un colpo di scena a sviare le premesse e rigirare
le carte in tavola, un falso lieto fine che rallegra
perché non ci coccola con il solito buonismo
da talk show di serie Z. Un film per cui non è
il caso di strapparsi i capelli ma che ci regala ottimi
momento di suspence (che al giorno d’oggi sono
già merce rara), innovazione no di certo, ma
nessuno aveva certe pretese…
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