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MULHOLLAND
DRIVE
di David Lynch
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Il ritorno di
Lynch alla follia cinematografica si consuma con questo
"Mulholland Drive", dopo la parentesi di grande cinema
offertaci con "Una storia vera" si era vociferato di
un recupero delle complesse architetture che avevano
reso celebre il regista per film come "Strade
Perdute" (da cui questo
nuovo film prende alcuni spunti). Non credo ci sia ancora
bisogno di spiegare che Lynch NON è il classico regista
horror ma che ha ben diritto di essere recensito anche
(e non solo) come tale, dato che certe scene da cardiopalma,
di semplice ed incontrastato terrore, create dalla sua
macchina da presa mettono in ginocchio anni di sottoproduzioni
e Z movies vari che pretendono di infastidire o scioccare
lo spettatore con badilate di sangue finto e interiora
di animale. L'impatto dell'immagine ha un suo effetto
istantaneo che però si perde col tempo (tutti bene o
male ci siamo inorriditi di fronte a scene splatter
le prime volte ma le abbiamo poi "metabolizzate" fino
a non sentirne più effetti), la ricerca della suspence,
della psicologia distorta e del colpo di scena, invece,
hanno un effetto costante soprattutto se l'imprevedibilità
dell'opera ci trae in inganno di modo che il "momento
critico" arrivi quando meno te l'aspetti. Questo è Lynch!
E' la tensione crescente, la completa sregolatezza della
trama, il rincorrersi di supposizioni e presentimenti
sempre e comunque smentiti dal regista per portarci
in nuovi lidi della storia. Tutto ciò in questo film
è esasperato. Idealmente diviso in due parti il film
comincia con quella che è una classica impostazione
"alla Lynch": più storie che si richiamano per luoghi
o citazioni, tutte contemporanee ma apparentemente slegate,
si svolgono in una inquieta Los Angeles meta di aspiranti
attori e attrici, di intrighi della malavita e omicidi;
apparentemente la "solita" Los Angeles, ma da subito
si presagisce che non sarà così i personaggi sono tutti
sopra le righe, strani, bizzarri e in molti casi onniscienti
rispetto allo spettatore che invece vive l'evoluzione
dei fatti dal punto di vista dei vari protagonisti.
Così abbiamo un regista a cui viene bloccato il film
in lavorazione da intrighi mafiosi, attrici emergenti
e assassini che mischiano i loro cammini. Fulcro della
questione una donna che ha perso la memoria in un incidente
d'auto e che è alla ricerca di se stessa (un'altro dei
classici di Lynch, la personalità distorta da ricostruire).
Il film è normale fino a meta, si potrebbe dire, perchè
ad un tratto i personaggi che avevamo intravisto ma
di cui non capivamo lo scopo diventano cardini che fanno
degenerare il film nella pazzia totale. La storia diventa
quella di uno sdoppiamento di personalità, di un suicidio
che ha qualcosa di mistico (guardate la scena in cui
la ragazza viene inseguita nel suo appartamento dai
vecchietti...da incubo), insondabili abissi psichici
che vengono a galla rimescolando le carte in tavola
e privandoci dei punti fissi che tanto a fatica avevamo
eretto nella prima parte. Incredibile e difficilmente
descrivibile a parole, un film che va visto con attenzione
e concentrazione (comunque insufficienti per dare una
spiegazione a tutto, ammesso che Lynch voglia che il
film sia totalmente comprensibile...) che da il suo
massimo nella prima visione, emozionante e ricca di
suspence grazie a scelte registiche azzeccatissime (in
alcune parti l'uso della macchina richiama le folli
inquadrature del Raimi de "La Casa") e un uso delle
luci che sottolinea il progressivo degenerare della
situazione. Andrebbe visto almeno cinque o sei volte
per poter spiegare in questa sede gli intrighi che rendono
questo film un concentrato di tensione, ma è altrettanto
bello sentire quella sensazione di inquietudine che
ti porti fuori dalla sala, conscio che in una apparente
logica dei fatti, c'era qualcosa di paranormale, c'era
un confine tra follia e realtà che troppe volte è stato
varcato per poter essere infine certi di qualcosa. Come
diceva Lovecraft "La più grande paura dell'uomo è quella
dell'ignoto", paura di qualcosa che non vedi ma sai
che c'è, qualcosa che Lynch ti ha mostrato durante le
2 ore abbondanti di film, in svariate forme e modi ma
che non ti ha mai spiegato lasciandoti dubbi dove prima
avevi certezze. E anche questo è orrore che per una
volta non dipende da quanto sangue hai visto sulla pellicola
ma dal fatto che, nonostante tutto, alla fine, c'è ancora
qualcosa che non quadra. .
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VOTO: 9,5
RECENSIONE DI
DAVIDE "DE" MASPERO
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