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E' una strana nebbia quella che in breve tempo avvolge una placida cittadina del Maine: è un grigiore denso, sinistro, che nasconde qualcosa di terribile, alieno e bramoso di carne umana. Alcuni abitanti del luogo saranno costretti a restare barricati dentro un supermercato: la nebbia ha ormai invaso tutta la zona circostante, e da lì a poco comincerà una disperata lotta per la sopravvivenza... Dopo le valide trasposizioni cinematografiche di altri due romanzi di Stephen King (“Il Miglio Verde” e “Le Ali della Libertà”), Frank Darabont porta sul grande schermo uno dei racconti contenuti nella raccolta “Scheletri”, pubblicata dallo scrittore americano nel lontano 1985, e lo fa in maniera decisamente convincente.
Facendo leva su quella che è forse la paura per eccellenza, ovvero quella per l'ignoto, “The Mist” regala due ore di altissima tensione, inframezzata da efficaci sequenze inaspettatamente splatter, momenti di puro dramma e sprazzi di humour utili per alleggerire l'intensità della vicenda.
La regia è puntuale ed efficace, riesce ad evitare virtuosismi inutili e ci porta nel vivo dell'azione con un realismo a tratti sorprendente, accentuato da movimenti di camera ben congegnati e sempre perfettamente calibrati. Buona la prova di tutto il cast: gli attori riescono a caratterizzare i propri personaggi nel modo migliore, ed alcuni interpreti si ritagliano uno spazio tutto loro all'interno del film. Spiccano il simpatico cassiere dalla buona mira e l'odiosissima fanatica religiosa (una splendida Marcia Gay Hardin), quella Mrs. Harmody che già nel racconto originale era descritta come donna delirante ed insopportabile, e che nel film di Darabont risalta in tutta la sua assurdità, portando lo spettatore al limite massimo di sopportazione. Sarà lei a dimostrare che la lotta non è soltanto contro quelle tremende mostruosità, ma è anche Discreto l'utilizzo della Computer-Grafica, anche se non tutte le creature (curate dal sempre bravo Greg Nicotero) riescono a convincere: è forse questo l'unico vero limite di “The Mist”. Alcune sequenze con i mostri come protagonisti risultano infatti un pò troppo cartoonesche , e finiscono col minare la drammaticità della vicenda, che per il resto non soffre di alcun calo di tensione, nonostante il ritmo sia davvero alto soltanto a tratti. Ma il vero punto di forza di “The Mist” è il finale: un finale che non rivelerò per nessuna ragione al mondo, e che vale da solo la visione della pellicola. Un finale che consacra il film di Darabont come uno degli horror più riusciti degli ultimi anni, e come uno dei massimi esempi di trasposizione cinematografica di un romanzo di King. Un finale avulso da qualsiasi banalità, che chiude in maniera quasi perfetta un eccellente dimostrazione di amore per il cinema.
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