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M.D.C. - MASCHERA DI CERA
( WAX MASK )

di Sergio Stivaletti

La prima regia di Stivaletti è un piccolo film che, a mio parere, meritava maggiore successo. La pellicola, ambientata nei primi anni del 1900, narra le vicende misteriose che si svolgono all'interno del museo delle cere gestito da Boris Volkoff (interpretato da Robert Hossein ), e che coinvolgono la vita di Sonia (Romina Mondello), la giovane costumista del museo. C'è un mistero nella vita di Sonia, legato alla strage della sua famiglia, madre e padre, uccisi da un folle sotto i suoi occhi, nel capodanno del 1900. Stivaletti procede con il film, miscelando e bilanciando storia ed effetti speciali, e non ha paura di mostrare (come invece succede agli ultimi film horror, soprattutto americani, dove ormai vige la regola del non mostrare gli omicidi, ma di suggerirli...) il massacro della famiglia in tutti i suoi dettagli. Il film è nato con un incontro, quello tra Dario Argento e Lucio Fulci. I due maestri avevano deciso di collaborare insieme, un incontro storico con Argento produttore e Fulci regista. Tutto era pronto, ma la scomparsa di Fulci ha fatto crollare il sogno. Il film fu affidato allora a Stivaletti, e bisogna dire che se l'è cavata bene. Il film è dominato da una strana atmosfera alchemica, e le scene all'interno del museo sono suggestive. Come ho già detto è un film semplice, che non ha grandi pretese se non quella di divertire ed intrattenere. E' scorrevole, gli attori si trovano a loro agio nei loro ruoli, e le splendide musiche avvolgono le sequenze aggiungendo mistero alla pellicola. La mano di Argento si fa sentire spesso, specialmente nella scena dell'omicidio dell'ispettore, ma la cosa non ci infastidisce. L'unico fastidio si può provare nel finale, quando viene citato esplicitamente "Terminator" di Cameron. Ma forse Stivaletti ci vuole dire che anche in Italia, se si vuole, si possono fare film con effetti come gli americani, e sicuramente con qualche idea in più. Anche il computer entra a far parte dello staff tecnico di Stivaletti, e a questo proposito ce lo dimostra la scena della trasformazione in statua di una delle vittime dell'artista folle. Ma forse si deve ancora migliorare la tecnica, perché l'effetto sa un po' troppo di morphing casereccio, e si vede. Ma anche questo non da fastidio. La tecnica per creare statue di cera non era mai stata così futuristica ed originale. In finale il film mi è piaciuto, in alcuni momenti mi ha sorpreso. C'è un buon uso della tensione, e credo che se i produttori daranno ancora altre possibilità a Stivaletti, avremmo altri buoni film dell'orrore marcati Italia. E c'è da sperarlo...

VOTO: 6,5

RECENSIONE DI

FABRIZIO SPURIO

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