 |
La prima regia
di Stivaletti è un piccolo film che, a mio parere, meritava
maggiore successo. La pellicola, ambientata nei primi
anni del 1900, narra le vicende misteriose che si svolgono
all'interno del museo delle cere gestito da Boris Volkoff
(interpretato da Robert Hossein ), e che coinvolgono
la vita di Sonia (Romina Mondello), la giovane costumista
del museo. C'è un mistero nella vita di Sonia, legato
alla strage della sua famiglia, madre e padre, uccisi
da un folle sotto i suoi occhi, nel capodanno del 1900.
Stivaletti procede con il film, miscelando e bilanciando
storia ed effetti speciali, e non ha paura di mostrare
(come invece succede agli ultimi film horror, soprattutto
americani, dove ormai vige la regola del non mostrare
gli omicidi, ma di suggerirli...) il massacro della
famiglia in tutti i suoi dettagli. Il film è nato con
un incontro, quello tra Dario Argento e Lucio Fulci.
I due maestri avevano deciso di collaborare insieme,
un incontro storico con Argento produttore e Fulci regista.
Tutto era pronto, ma la scomparsa di Fulci ha fatto
crollare il sogno. Il film fu affidato allora a Stivaletti,
e bisogna dire che se l'è cavata bene. Il film è dominato
da una strana atmosfera alchemica, e le scene all'interno
del museo sono suggestive. Come ho già detto è un film
semplice, che non ha grandi pretese se non quella di
divertire ed intrattenere. E' scorrevole, gli attori
si trovano a loro agio nei loro ruoli, e le splendide
musiche avvolgono le sequenze aggiungendo mistero alla
pellicola. La mano di Argento si fa sentire spesso,
specialmente nella scena dell'omicidio dell'ispettore,
ma la cosa non ci infastidisce. L'unico fastidio si
può provare nel finale, quando viene citato esplicitamente
"Terminator" di Cameron. Ma forse Stivaletti ci vuole
dire che anche in Italia, se si vuole, si possono fare
film con effetti come gli americani, e sicuramente con
qualche idea in più. Anche il computer entra a far parte
dello staff tecnico di Stivaletti, e a questo proposito
ce lo dimostra la scena della trasformazione in statua
di una delle vittime dell'artista folle. Ma forse si
deve ancora migliorare la tecnica, perché l'effetto
sa un po' troppo di morphing casereccio, e si vede.
Ma anche questo non da fastidio. La tecnica per creare
statue di cera non era mai stata così futuristica ed
originale. In finale il film mi è piaciuto, in alcuni
momenti mi ha sorpreso. C'è un buon uso della tensione,
e credo che se i produttori daranno ancora altre possibilità
a Stivaletti, avremmo altri buoni film dell'orrore marcati
Italia. E c'è da sperarlo...
|