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MARTYRS
di Pascal Laugier

La giovane Lucie, dopo essere sparita per quasi un anno, viene ritrovata in stato confusionale ed in condizioni fisiche e psicologiche estremamente degradate. Ricoverata in una casa di cura, la ragazza non vuole dire alla polizia chi è stato l'autore del suo rapimento e delle evidenti torture che ha subito e piuttosto stringe un'amicizia morbosa con una coetanea, anch'ella internata e con un passato doloroso alle spalle. Una volta fuori dall'ospedale psichiatrico, Lucie trascinerà la sua compagna in una spirale di sangue e morte poiché è convinta più che mai di potersi vendicare dei suoi aguzzini. Ma ciò a cui andranno incontro le due sarà ben più terrificante di ciò che immaginavano. Scopriranno un orrore ed una violenza sistematica e programmata, atta ad uno scopo sconvolgente. In pochi si sarebbero aspettati dal francese Laugier, allievo di Christophe Gans (“Il patto dei lupi”) ed autore del modesto “Saint Ange”, un horror della portata di “Martyrs”, autentico nuovo capolinea del genere che pone la parola “fine” al sottogenere di recente diffusione, da molti definito come torture porn, il cui più celebre rappresentate è “Hostel” di Eli Roth. Qualsiasi epigono verrà su questa falsariga, d'ora in poi, non potrà avere la portata di “Martyrs” né tantomeno la sua potenza concettuale, per quanto il livello di violenza grafica e sporcizia di locations con relativi psycho killers possa essere implementato. Tutto questo perché il coraggio e la follia del sopraccitato film stanno nell'imprimere su celluloide un concetto, quello del martirio, in modo indelebile; bilanciando una prima parte grondante sangue ed isterismi, legata ad un immaginario orrorifico-estremo codificabile, ed una seconda, quasi chirurgica, nel suo sviscerare un orrore nei confronti del quale siamo spettatori impotenti ed incapaci di provare pietà per chi lo subisce. Tutto ciò per il semplice fatto che siamo noi in primis ad esserne vittime. Lo spettatore più esperto e scafato potrebbe osservare che il cinema dall'estremo oriente ci ha riservato prodotti ben più brutali, fatti di sevizie continue e compiaciute per soddisfare qualsiasi palato vouyeristico. Ma cadrebbe in errore, probabilmente per il semplice fatto che l'aspetto dell'occhio-malsano-che-spia non è assolutamente negli intenti del film in questione. “Martyrs” è una sorta di specchio in cui ci riflettiamo e nel quale possiamo scorgere le nostre paure, il nostro lato più spietato ed avido che ci spinge a distruggere, catturare, torturare solo per AVERE. I dogmi crollano, ogni ideale spazzato via, non c'è nulla a cui aggrapparsi sembra suggerire Laugier mentre inonda lo schermo di dolore, sangue e nichilismo rimandando alla mente il concetto espresso da Mary Wollstonecraft : “ Non vi è uomo che cerchi il male in quanto tale : lo confonde semplicemente con la felicità, con il bene cui egli anela ” . Quasi futile parlare dell ' aspetto tecnico del film, poiché impeccabile, ma impossibile non menzionare i disturbanti effetti grandguignoleschi firmati da Benoit Lestang ( “ Baby Blood ” ). Un film assolutamente sconsigliato agli spettatori più sensibili.

VOTO: 9

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