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LA MANO CHE NUTRE LA MORTE
di Sergio Garrone

DIN!,DIN!,DIN! : il richiamo di una donna bisognosa d'amore; un servo zoppo è costretto a ubbidire, il richiamo è troppo forte, dovrà uccidere per soddisfare
la sua padrona . Intanto il signor Marshall (Klaus Kinski), marito della donna, un ricco e famoso scienziato, si dedica a studi ed esperimenti sul trapianto usando come cavie delle povere fanciulle. Un
incidente di carrozza porta una coppia di sposi alla magione del dottore, la cui ospitalità è grande quanto
il suo bisogno di ricerca (e il suo bisogno di ridare la bellezza perduta alla compagna sfigurata). Risiedono infatti, nella lugubre dimora, una scrittrice che sta elaborando un saggio sulla figura del defunto collega del dottor Marshall: il professor
Ivan Rassimov, protoscopritore della tecnica del trapianto, la cui tomba è tra l'altro collocata in una cappella presente nella stessa abitazione, un servo ripugnante e sessualmente deviato e una
puttanella di compagnia, pagata solo per far presenza. La situazione non può che degenerare… Klaus Kinski
domina il cast con il suo sguardo potente e insieme sofferente; ma anche il resto dei personaggi è ben caratterizzato,
seppur sorprendentemente quasi tutti gli attori e le attrici ,tranne Kinski e Katia Christine, hanno avuto una breve carriera cinematografica, ( ma attenzione il cast, nella quasi totalità, è riproposto
nel film dello stesso anno (1974) e sempre diretto da Garrone: “Le amanti del mostro”) La storia, forse non
originalissima, è però alimentata da vicende secondarie( i sospetti della scrittice e del suo fidanzato prima della di lui morte, la polizia del paesino che teme di perquisire la dimora di un ricco) e da un finale aperto, oltre che da numerosi elementi simbolici. C'è del buon splatter, c'è del buon
nudo e una buona, anche se ripetitiva, colonna sonora; tanti specchi a sottolineare il tema del doppio, un laboratorio da mad doctor, molto particolare e tantissimi rimandi ad altri film. Garrone prende un pizzico qua e un pizzico là, sicuramente, ma copiare o prendere spunti, fondamentalmente, non è un reato e anzi se porta a dei buoni risultati, come in questocaso, allora ben venga.
Persino il lugubre protagonista, il dottor Marshall, copiava le parti più
belle delle donne che uccideva per restituire alla propria sposa l'antica magnificenza... Piccole curiosità: Ivan Rassimov ,nome inciso sulla bara presente nel film, è anche il nome dell'attore stesso e nel cast figura anche Alessandro Perrella, impegnato di solito nel cinema hard e regista del recente “Hell's Fever”

VOTO: 7

RECENSIONE DI

STEFANO RATTI

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