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MANHUNT
(ROVDYR)
di
Patrik Syversen
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Anno 1974: quattro giovani si godono una gita tra i boschi del Nord Europa a bordo del furgoncino di uno di loro. Lungo la strada caricano un'autostoppista in stato di shock, evidentemente terrorizzata da qualcosa. Lo scontro con una gang di cacciatori sadici si trasforma in una forsennata e micidiale caccia all'uomo, con il body count che prende a crescere inesorabilmente… L'esordio nel lungometraggio di Patrik Syversen, che ha scritto il film assieme ad una delle protagoniste, Nini Bull Robsahm, avviene sotto il segno dell'omaggio ai classici americani del genere. Già l'anno in cui si svolgono i fatti è indicativo: nel medesimo 1974 usciva infatti "Non Aprite Quella Porta" (The Texas Chainsaw Massacre). E in effetti, l'apparizione del furgoncino con le due coppie di ragazzi (il presuntuoso e attaccabrighe Jorgen e la sua ragazza Camilla, i due fratelli Mia e Roger) fa venire subito alla mente la situazione di partenza del capolavoro di Hooper. Syversen però non è solo un fan che cita beato i suoi film preferiti (tra cui hanno certo un posto anche l'esordio di Craven, "L'Ultima Casa a Sinistra" , e "Un Tranquillo Weekend di Paura" di Boorman, ma probabilmente pure – perché no? – “non classici” recenti quali "Severance" e "Wrong Turn" ); gli evidenti limiti di budget non gli impediscono di inscenare un horror basico dai tratti vagamente tribali, servito da una musica tambureggiante che rimanda immediatamente all'idea della caccia. La scenografia naturale costituita dalla penombra del bosco fa da cornice alle fughe delle vittime, in particolare della bionda e prosperosa Camilla, nonché ai più rari indugi in corpo a corpo centrati sull'uso di trappole e di armi da taglio e da fuoco, con le prevedibili simbologie connesse (ma senza portare la suggestione alle estreme conseguenze, sebbene armi risolutive si rivelino infine arco e frecce). Fatta la tara dei limiti dovuti all'inesperienza, Manhunt è in definitiva un survival-slasher piuttosto tradizionale, ma che può incontrare l'interesse degli amanti del gore, a patto di non pretendere troppe spiegazioni: gli amanti del cinema di sceneggiatura si rivolgano altrove.
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VOTO: 6,5
RECENSIONE DI
DENIS ZORDAN
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