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Jess Franco sforna
questo cannibal-movie che si muove sulla scia dei prodotti
italiani di quei tempi, ma che non raggiunge minimamente
i loro livelli di crudezza e realismo. Una star cinematografica
viene rapita da alcuni malviventi a scopo di estorsione.
I banditi, assai poco astutamente, si vanno a rintanare
con il loro ostaggio in un'isola popolata da tribù cannibali.
Come se non bastasse in quel luogo si aggira anche un
indigeno mostruoso che viene venerato dai nativi come
un dio al quale vengono offerte in sacrificio giovani
e belle donne. Il mostro le stupra e poi impietosamente
le divora. Per recuperare la ragazza viene ingaggiato
uno specialista che si reca sull'isola e, dopo averne
passate di tutti i colori, riesce a riportare a casa
la giovane. Lo stile di Franco si riconosce fin dalle
prime battute del film. Abuso di zoom, rallenty frequenti
e sesso a volontà. Okay, ammetto di non essere un fan
di Franco ma la pellicola in questione è troppo raffazzonata
per essere difesa. Ci sono delle scene ad effetto, il
ritmo non manca e si può chiudere un occhio sulle continue
ingenuità di sceneggiatura. Ma i problemi del film risiedono
principalmente nella recitazione ridicola (Pierluigi
Conti, alias Al Cliver, è espressivo come un mattone),
nei dialoghi deliranti e nella povertà dei mezzi. Le
locations non sono minimamente paragonabili a quelle
usate per i cannibal-movies italiani e la violenza,
troppo smaccata, ottiene spesso effetti esilaranti.
Comunque c'è da dire che la sequenza in cui la prima
donna viene stuprata e poi divorata dal dio-mostro risveglia
l'attenzione dello spettatore. Probabilmente questo
"Cacciatore di uomini" era destinato ad essere un brutto
film ed in fondo la regia di Franco ne risolleva un
po' le sorti.
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