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LONG WEEKEND
di Colin Eggleston

Splendido thriller/horror australiano del 1977 che rivisita il tema dell' eco-vengeance in modo innovativo e profondo, evitando il sensazionalismo e scandagliando con occhio impietoso l'arrogante natura umana. Peter e Marcia sono una coppia in crisi, vicina al divorzio. Per cercare di salvare la situazione, i due decidono di allontanarsi dalla caotica città e di passare un weekend immersi nella natura. Giunti in un'isolata baia, i “nostri” si renderanno ben presto conto che l'ambiente non è affatto ospitale e che un sinistro ed indefinibile senso di minaccia li opprime. Prima logorando i loro nervi e poi… “Long Weekend” è un film che fa riflettere. Un film che ci pone innanzi all'assoluta noncuranza dell'uomo verso la natura, l'assoluta cecità interiore ed infine, con le spalle al muro di fronte alla palese sconfitta, l'assoluta mancanza di umiltà nel cercare perdono e misericordia. Peter e Marcia sono due borghesi patinati nell'aspetto ma estremamente rozzi nell'animo, maltrattano l'ambiente circostante, distruggono e calpestano una terra che danno per scontato gli appartenga. Ed è per questo che saranno vittime della vendetta della natura. Una vendetta progressiva che si scatena fuori e dentro di loro, scavando nelle fobie e nelle insicurezze, portando a galla traumi e rancori e spingendoli, con un inevitabile contrappasso, all'autodistruzione. Perché la natura non è soltanto quella che li circonda, ma è anche e soprattutto quella a cui loro stessi, in quanto organismi viventi, appartengono; una madre impietosa verso i figli reietti. Diretto in modo efficace da Eggleston, che gioca con un ritmo cadenzato e che lascia inquietanti indizi, suggerimenti, presagi sin dal primo minuto di film. Splendida la fotografia, locations suggestive, musiche ed effetti sonori opprimenti e ottima l'interpretazione del duo composto da John Hargreaves e Briony Behets . C'è un clima di tensione e angoscia costante, velato da una malinconia di sottofondo che coinvolge emotivamente lo spettatore e lo trascina fin dentro i meandri di questa inquietante vicenda, attualissima nonostante sia stata realizzata quasi 30 anni fa. Sceneggiatura notevole di Everett De Roche (“Patrick”, “Razorback”), che si apre e si chiude con logica ben studiata ed il cui messaggio ambientalista arriva con grande forza, senza facili moralismi di sorta, e che ci deve spingere a riflettere su cosa stiamo facendo al mondo che ci ospita. E' previsto nel 2008 il remake diretto da Jamie Blanks (“Urban Legend”, “Valentine”). Francamente non so se tremare o meno.

VOTO: 9

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