Antartide: la quiete di una
base scientifica americana viene interrotta dall’arrivo
di un equipaggio norvegese che tenta di uccidere un
husky, apparentemente senza motivo. L’elicottero
esplode in un incidente e l’equipaggio rimane
ucciso senza riuscire a spiegare le motivazioni di
quel gesto, mentre il cane viene accolto all’interno
del campo.
Il pilota McReady ed il dottor Copper,si recano al
campo norvegese per indagare sui motivi di quella
follia. Troveranno orrori agghiaccianti, un sarcofago
di ghiaccio ed un mucchio di materiale cartaceo e
video.
Intanto l’husky, che era stato condotto nel
canile, muta in un’orribile creatura che attacca
gli altri cani del campo, e riesce a fuggire.
La videocassetta trovata nella base norvegese svela
il ritrovamento di un astronave che conteneva il corpo
congelato di un essere alieno, contenuto nel sarcofago.
Uno degli scienziati della base scopre che si tratta
di un organismo alieno che usa assimilare le caratteristiche
cellulari delle proprie vittime per sostituirsi a
loro, mutando ed imitando qualsiasi forma di vita
con la quale entra in contatto.
Il terrore inizia a serpeggiare nella base, la contaminazione
è iniziata, ogni componente diffida dell’altro...”la
cosa” è in grado di assimilare chiunque.
Straordinario rifacimento de “La cosa da un
altro mondo”(1951) di Christian Nyby, è
da considerarsi uno dei film più riusciti del
regista americano, che purtroppo non sempre è
stato in grado di toccare simili vette.
Interessante il parallelismo con un’altro capolavoro
fanta – horror di quel periodo, ovvero “Alien”
( 1979 )di R.Scott. E’ incredibile quanto il
confronto tra questi due film metta fortemente in
evidenza una profonda differenza di stili e di approcci,
ed al tempo stesso un enorme talento che accomuna
i due grandi registi, ognuno a loro modo. Prendiamo
per un attimo in considerazione l’aspetto prettamente
visivo del loro stile registico: lì dove Scott
tende ad ombreggiare, a filtrare la luce, sempre fortemente
orientato ad una maniacale e pur sempre personalissima
scelta fotografica, Carpenter è assolutamente
diretto, freddo, quasi documentaristico, volutamente
asettico. Il suo approccio all’immagine non
lascia nulla al caso mettendo in evidenza dettagli
fortemente definiti, crudi ed essenziali.
Ma forse ancor più straordinario è l’evidente
( forse non a tutti ) matrice Lovecraftiana che lega
questi due eccezionali lavori: che siano alieni di
Scott o di Carpenter ci troviamo comunque di fronte
a qualcosa di estremamente antico, sopito da tanto
( troppo ) tempo, e con un evidente comune denominatore:
l’ostilità. Una descrizione abbastanza
calzante per i “Grandi Antichi” che popolavano
le storie dello scrittore di Providence.
Se però in Alien la creatura infiltratasi nell’astronave
“Nostromo” voleva uccidere e basta, liberando
il potenziale distruttivo della sua specie senza nessun
secondo fine, la “cosa” Carpenteriana
vuole soprattutto sopravvivere. Sarà questo
un elemento continuamente presente in tutto il film:
umani e alieni, una specie che vuole prevalere, o
meglio sopravvivere all’altra, con tutti i mezzi
a propria disposizione.
Si delinea l’amara metafora che il regista americano
vuol dare della realtà: il nemico è
colui che ti siede accanto, tutto ciò che sembra
esserti noto e familiare non è quel che sembra.
La crisi di identificazione della società si
va sgretolando, come nel film va emergendo sempre
più la diffidenza e la totale estraneità
verso il prossimo. ”Nessuno si fida più
di nessuno” confessa McReady al microfono del
registratore a nastro, unico baluardo di certezza
in una realtà sempre più precaria.
Il livello di tensione, di smarrimento e di claustrofobia
che viene raggiunto ha pochi eguali nella storia del
cinema fantastico: Carpenter gioca con lo spettatore
mutando continuamente i punti di riferimento che istintivamente
si creano guardando un film, spostando continuamente
il sospetto su ognuno dei 12 componenti della base.
La cosa può essere chiunque, può essere
ovunque senza che tu te ne possa rendere conto: ciò
che sembra essere non è...
I riferimenti letterari non si esauriscono di certo
con Lovecraft: “La cosa da un altro mondo”
di Nyby era già direttamente tratto ( poco
fedelmente )dallo splendido romanzo breve “Chi
va là?”( Who goes there? ) del grande
John W. Campbell. Sopraffino maestro della SF del
dopoguerra, Campbell influenzerà decine di
grandi esponenti della narrativa fantastica americana:
“Chi va là?” resta uno dei suoi
racconti più famosi e memorabili ( ma ci sarebbe
l’imbarazzo della scelta ). Carpenter ci regala
il più bel tributo che un grande regista può
fare ad un grande scrittore: fedeltà alla trama
ed al messaggio nella trasposizione cinematografica,
personalizzazione di questi elementi secondo i dettami
della propria sensibilità artistica.
Gli effetti speciali di Rob Bottin e Roy Arbogast
sono davvero stupefacenti: considerando che si tratta
di un film di 21 anni fa, gli effetti meccanici e
di make-up sono tra i più evoluti mai visti
nella storia del cinema. La “cosa” cambia
in tutto il film almeno una dozzina di forme e aspetti,
in un continuo divenire, in una continua metamorfosi
della realtà sempre totalmente diversa dalla
precedente. Poco presente ma comunque affascinante
la colonna sonora di E.Morricone, che non gradì
il ridottissimo utilizzo che ne fece Carpenter in
fase di montaggio.
Il film ebbe purtroppo uno scarsissimo riscontro di
critica e pubblico quando uscì nelle sale,
dovuto senz’altro alla contemporanea uscita
di “E.T. l’extraterrestre” di Spielberg.
Molto più semplice e rassicurante affidarsi
alla giocosa e positiva visione di Spielberg piuttosto
che al pessimismo degli orrori Carpenteriani, alla
raffinatezza delle sue inquietanti visioni altamente
disturbanti.
“La Cosa” rimane probabilmente un punto
di arrivo del fanta-horror; un riferimento per tutti,
un cult-movie assolutamente imperdibile da studiare
nei minimi dettagli, soprattutto ora che è
in uscita il DVD con più di mezz’ora
di Director’s cut. Intanto, in una recente intervista,
sembra che Carpenter abbia manifestato il sogno di
realizzare un seguito: attendiamo ansiosi!
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