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KILL LIST
di Ben Wheatley

"Kill List", pellicola diretta dal britannico Ben Wheatley, è un’opera controversa e difficilmente inquadrabile, in quanto contaminata da più generi, costruita forse per ingannare e lasciata volontariamente in sospeso tra una strizzata d’occhio all’horror e una alla crime story, in vista di eventuali sequels o sconfinate elucubrazioni da parte del pubblico. La lettura “base” di "Kill List" è la seguente: il violento e stressato Jay è un sicario tornato dal qualche mese da una misteriosa e disastrosa missione a Kiev. L’amico e collega Gal crede che sia giunto il tempo di tornare “in sella” e così propone a Jay un lavoro rapido e indolore: si tratta di uccidere tre uomini e riscuotere il lauto compenso. Per due professionisti del loro calibro si tratta di una missione di routine, sebbene Gal sia preoccupato per l’instabilità psichica e l’accentuata indole violenta del partner. In dirittura di arrivo, la spedizione omicida di Jay e Gal si arresterà bruscamente di fronte a un pericolo inquietante ed inimmaginabile; le prede, ora, sono loro. Questo è quanto. O meglio, SAREBBE quanto se "Kill List" fosse un film lineare. Invece è un multistrato di generi, simbologie, sogni e significati che lo rendono affascinante certo, ma pure un po’ spiazzante. E sui titoli di coda ci si ritrova con molti, troppi interrogativi, misteri e sospetti, come nella migliore (o peggiore) puntata di "Twin Peaks". Difficile stabilire se l’alto tasso enigmatico di "Kill List" sia un incentivo ad appassionarsene o un deterrente; comunque, per ingarbugliarvi la mente e le idee, vi basterà “googlare” il titolo del film e perdervi nelle varie teorie esplicative e deliranti congetture; la realtà è che Wheatley tace e fa parlare per sé la furbetta sceneggiatura, fatta nella prima parte (quella più coerente) di solido dramma e brutale violenza visiva (la scena del martello maltratta un po’ gli stomaci). Poi esplode l’orrore, in una cornice spiazzante che ricorda un po’ "Martyrs" e un po’ "Nameless". "Kill List" non vale i due bei film citati, ma ne condivide brusche virate horror e alte ambizioni. Dite voi se queste ultime siano lecite, probabilmente il vostro giudizio sarà estremo, da una parte o dall’altra. Chi scrive ne è rimasto coinvolto ma non ci ha capito tutto, in un film che forse è un mosaico intenso e accattivante, forse un guazzabuglio senza né capo né coda. Di sicuro è un tentativo diverso di fare paura e, cosa ancor più importante nelle logiche di mercato, una garanzia per far parlare di sé.

VOTO: 7

RECENSIONE DI

LUCA ZANOVELLO

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