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IRREVERSIBLE
di Gaspar Noé

Per vendicare la compagna,ridotta in fin di vita dopo essere stata stuprata e massacrata di botte in un sottopassaggio, un uomo va alla ricerca dell' autore del misfatto in un tetro gay-club maschile; presto sopraffatto, verrà a propria volta malmenato e quasi sodomizzato, e soltanto il provvidenziale intervento di un amico (nonchè ex marito della donna brutalizzata) lo tirerà fuori dai guai in extremis, a prezzo di un autentico bagno di sangue. Alla vana ricerca, per ovvie motivazioni promozionali, di uno scandalo al festival di Cannes, Gaspar Noè completa la propria trilogia dedicata alla bestialità umana di cui già facevano parte il mediometraggio “Carne” (1994) e “Seul contre tous” (1998); relegato Philippe Nahon, protagonista dei primi due capitoli, in una breve apparizione in apertura di pellicola, i ruoli principali sono qui affidati a nomi di richiamo come Monica Bellucci ed il consorte Vincent Cassel (già insieme nell'altrettanto eccessivo “Dobermann” di Jan Kounen), ma gli ingredienti sono ancora una volta gli stessi: sesso e violenza, solitudine e gelosia, incesto, misoginia, e vendette tanto feroci quanto inutili sono tematiche da sempre care al regista franco-argentino. La narrazione che procede a ritroso grazie al succedersi di nuclei narrativi che risalgono dalla fine all' inizio della vicenda, e le acrobazie,qui spesso più ubriacanti che piacevoli, della macchina da presa sono elementi presi in prestito rispettivamente da Quentin Tarantino e Dario Argento, due registi di cui Noè si dichiara apertamente ammiratore; ma l'unica nota davvero positiva di questo “Irreversible” resta comunque la fotografia, sottoesposta e lugubre, di Benoit Debie, che restituisce sempre alla perfezione il degrado e lo squallore degli ambienti in cui si muovono gli scostanti personaggi. Lo sguardo cinico e impietoso dell' autore fa il resto, focalizzandosi con freddezza e scialo di sgradevoli dettagli (a volte eccessivamente enfatizzati, purtroppo) sui sentimenti deteriori del genere umano, soltanto in apparenza sopiti sotto la distorta normalità quotidiana; da questo punto di vista, però, Noè sfonda porte già aperte, dato che risalgono a oltre vent'anni prima pellicole che affrontarono il medesimo discorso con incisività addirittura superiore (“Un violento week-end di terrore” di William Fruet e “Vacanze per un massacro” di Fernando Di Leo sono in tal senso due esempi lampanti). In definitiva, un film riuscito solamente a metà, nel quale l' impatto di pochi isolati momenti risulta decisamente superiore a quello dell'insieme. Datato 2002.

VOTO: 6,5

RECENSIONE DI

FLAVIO GIOLITTI

 

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